<p><strong>I parenti dei pescatori sequestrati in Libia si sono accampati davanti a Montecitorio. Hanno &#8220;minacciato&#8221; di rimanere lì fino a quando i loro cari non faranno rientro in Italia</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-99716" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/10/pescatori-libia-1.jpg" alt="Pescatori sequestrati in Libia" width="1280" height="720" /></p>
<p>Sono passati circa due mesi dal brutale sequestro dei <strong>pescatori italiani</strong> in <strong>Libia.</strong> Finora non ci sono stati risultati concreti, motivo per cui i familiari hanno deciso di mettere in scena una protesta nei confronti del <strong>Governo. </strong></p>
<p>Seppur siano arrivate delle rassicurazioni da parte del ministro degli affari esteri <strong>Luigi Di Maio</strong>, i parenti per ovvi motivi non riescono a stare sereni. Dunque hanno deciso di accamparsi davanti la<strong> sede del Parlamento (Camera dei Deputati) a Montecitorio.</strong> Una dura presa di posizione che poteranno avanti finché i loro cari non faranno ritorno a casa.</p>
<p>Il desiderio di avere loro notizie e di poterli vedere rientrare è più forte di qualsiasi cosa, anche perché <strong>non hanno commesso nessun crimine</strong> per meritare un trattamento del genere.</p>
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<h2>Pescatori sequestrati in Libia: la ricostruzione della vicenda</h2>
<p>Andando a ritroso, lo scorso 1° settembre i pescherecci <strong>&#8220;Antartide&#8221;</strong> e<strong> &#8220;Medinea&#8221;</strong> venivano sequestrati nel <strong>porto di Bengasi</strong>, rei di essere entrati in acque libiche.</p>
<p>Le imbarcazioni provenivano da <strong>Mazara del Vallo (provincia di Trapani)</strong> e avevano a bordo rispettivamente sei e dieci persone. Ad eseguire il sequestro è stata la <strong>Marina di Haftar</strong> che è a capo dell&#8217;autoproclamato esercito libico dell&#8217;Est del paese.</p>
<p>L&#8217;unico spiraglio aperto finora dalla <strong>Libia</strong> per liberare i <strong>pescatori</strong> è di fatto un ricatto. Nella fattispecie il rilascio di quattro loro connazionali condannati nel 2015 dalla<strong> Corte di Cassazione di Catania</strong> a 30 anni di reclusione per <strong>traffico di migranti e omicidio</strong>. Secondo amici e familiari sarebbero in realtà dei <strong>calciatori</strong> che si stavano dirigendo in<strong> Germania</strong> per intraprendere l&#8217;attività agonistica.</p>
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