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<p><strong>Neanche con la Dad i professori possono stare tranquilli. Denunciati tre studenti che infastidivano i docenti durante le lezioni.</strong></p>
<figure id="attachment_132250" aria-describedby="caption-attachment-132250" style="width: 640px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-132250" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2021/03/Bambino-durante-la-Dad-immagini-di-repertorio-Getty-Images-650x433.jpg" alt="Bambino durante la Dad - immagini di repertorio (Getty Images)" width="650" height="433" /><figcaption id="caption-attachment-132250" class="wp-caption-text">Bambino durante la Dad &#8211; immagini di repertorio (Getty Images)</figcaption></figure>
<p>In ogni classe c&#8217;è qualcuno che dà fastidio, che crea problemi e non permette agli insegnanti di procedere bene nel proprio lavoro. Con gli studenti tutti a casa però, anche i cosiddetti guastatori si sono evoluti cercando di <strong>utilizzare la Dad a proprio vantaggio</strong>. Tre ragazzi, di cui uno minorenne, sono stati denunciati dalla Polizia postale per aver più volte interrotte le lezioni.</p>
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<p>I giovani, residenti nelle province di Milano e Messina, da mesi avevano creato una vera e propria rete per infastidire i docenti. I ragazzi <strong>facevano parte di alcuni gruppi</strong> di Telegram e Instagram che servivano proprio a creare problemi ai professori durante le videoconferenze con i propri studenti.</p>
<p><a href="https://www.chenews.it/2020/11/03/presidi-dad-scuola-coronavirus/"><strong>LEGGI ANCHE &#8211;>; “La Dad comporterà enorme divario formativo”, presidi lanciano l’allarme</strong></a></p>
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<h2>Gruppi organizzati per interrompere la Dad</h2>
<p>Le denunce erano arrivate già <strong>durante il primo lockdown</strong>, quando la Dad era per così dire ancora alla sua fase embrionale. Diversi dirigenti scolastici di scuole di vario grado avevano infatti chiesto aiuto alla Polizia postale per l&#8217;incursione di questi giovani durante le lezioni. A quel punto gli inquirenti si sono messi alla ricerca delle tracce informatiche lasciate da questi ragazzi inchiodandoli.</p>
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<p>I codici delle video-lezioni molte volte <strong>venivano condivisi dagli stessi studenti</strong>. I tre ragazzi così potevano, molte volte, interrompere gli insegnanti durante le interrogazioni programmate. I giovani, protetti dall&#8217;apparente anonimato dei social, credevano di farla franca, ma così non è stato.</p>
<p>Gli indagati, interrogati dalla Polizia, <strong>hanno subito vuotato il sacco</strong> e ora dovranno rispondere di interruzione di pubblico servizio e accesso abusivo a un sistema informatico. Durante le indagini sono stati sequestrati smartphone, computer e tablet. Questi, infatti, sono stati molto probabilmente utilizzati dai giovani per interrompere le lezioni. Nei prossimi giorni la Polizia indagherà anche sugli altri iscritti alle chat per capire possibili implicazioni di altri ragazzi.</p>
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