Jesolo, tunisino ubriaco molesta clienti, pestato a sangue è in fin di vita

Tunisino massacrato di botte da almeno tre giovani del posto. A Jesolo si consuma un atto di giustizia fai da te. E dai social arrivano anche complimenti. E’ giusto?

“Occhio per occhio fa sì che si finisca con l’avere l’intero mondo cieco”. La citazione di Gandhi, il profeta della non violenza, calza a pennello come premessa. Sì, perchè la violenza è sempre deprecabile e come obiettivo massimo può aggiungere solo altra violenza.

Se poi questa diventa giustizia fai da te, è ancora più pericolosa. Si sono già scomodati politici e sociologi per cercare di spiegare che cosa sia successo a Jesolo, dove almeno tre ragazzi hanno massacrato di botte un tunisino che, ubriaco, stava molestando gli avventori di un bar.

La crudeltà delle immagini che fra poco vedrete testimoniano di una rabbia incontrollata che merita di essere studiata e capita. Perchè in Italia ormai si susseguono episodi del genere, ma si susseguono anche episodi deprecabili di cui si rendono protagonisti gli immigrati.

I casi del gatto ucciso e cucinato per strada, delle pietre sul pappagallo di Enzo Salvi, delle molestie in spiaggia ad Ostia, e purtroppo molti altri esempi ci sarebbero, non fanno altre che gettare benzina sul fuoco di un disagio sociale oggettivo che l’Italia vive soprattutto dopo il lockdown e la crisi economica generata dal coronavirus.

Non è una scusante per nessuno, ma un fatto oggettivo sul quale soffermarsi. A Jesolo hanno perso tutti: il tunisino che lotta per la vita e quei ragazzi che lo hanno ridotto così, perchè se l’uomo si salva faranno comunque fino a 7 anni di carcere, se disgraziatamente il tunisino non dovesse farcela, gli anni potrebbero diventare molti di più.

Hanno perso tutti, per quei minuti di follia.

Jesolo, massacrato di botte è in fin di vita: sui social l’odio per la vittima

Massacrato di botte da un gruppo di almeno quattro persone a Jesolo, sul litorale veneziano. È accaduto ad un tunisino 38enne, vittima di una brutale aggressione, come riportato dai quotidiani locali, che hanno diffuso anche un video del pestaggio: la vittima viene ripetutamente colpita con calci e pugni mentre si trova a terra, ormai svenuta.

Dopo l’aggressione il 38enne è stato ricoverato all’Ospedale dell’Angelo di Mestre in condizioni critiche. Secondo le prime ricostruzioni la lite avrebbe preso il via attorno alle 4 del mattino dopo che la vittima, in preda ai fumi dell’alcol, avrebbe infastidito alcuni clienti di un bar.

Da lì sarebbe scattata una sorta di “spedizione punitiva! del branco che ha inseguito il tunisino fino ad una piazza poco lontana dal bar, dove è iniziato il pestaggio. Ad indagare sono i carabinieri.

Le indagini dei militari sono partite dalle telecamere di sicurezza. Anche i video filmati dai passanti, alcuni circolati in rete, sono sotto sequestro. I carabinieri hanno vagliato le immagini della scena e denunciato per lesioni personali gravissime in concorso tre giovani trentenni di Jesolo.

L’uomo è ricoverato in condizioni gravissime in rianimazione. Presenta traumi importanti al viso, al capo e in diversi punti del corpo. Attualmente è in coma, in parte indotto e in parte dovuto al violento pestaggio subito.

Nelle prossime 24-48 ore si valuteranno i possibili danni neurologici anche se da una prima analisi pare che il cervello non abbia subito traumi significativi.

«È un fatto gravissimo – commenta il sindaco di Jesolo Valerio Zoggiapotrebbe non essere un episodio legato alla cattiva movida (solo un dieci giorni fa un pestaggio violento in piazza Mazzini ndr) ma una questione razziale con i ragazzi che potrebbero essersi accaniti sull’uomo a causa della sua nazionalità.

Come Comune potremmo anche costituirci come parte civile per i danni d’immagine recati alla città». A chiedere il pugno duro non è solo il sindaco: anche le associazioni di commercianti si uniscono all’appello del primo cittadino.

«Non si può militarizzare un paese – spiega Angelo Faloppa, presidente mandamentale Confcommercio Jesolo San Donà – ma bisogna essere ferrei nelle condanne. Chi sarà chiamato a giudicare i colpevoli deve avere fermezza prevedendo anche pene detentive: non si può mettere la testa sotto la sabbia. Purtroppo l’Italia sta diventando un paese di buonisti e così molti si sentono autorizzati a fare ciò che vogliono».

Nonostante la violenza, sui social si è scatenato l’odio per la vittima, dando per scontato che quel pestaggio fosse un atto dovuto.

«Abituato certamente a fare ciò che desiderava in barba a tutti i crismi  e gli è andata sempre bene – scrive un utente della rete -. Capita di trovare gente che sopporta un po’ ma quando la corda si rompe quello che arriva te lo sei guadagnato».

Oppure: «Cosa volete… dove non arriva la giustizia legale….arriverà quella “popolare”…fai da te!  E ancora: «Fatto bene Tutti devono reagire così questi qua stanno prendendo il sopravvento».

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