<figure id="attachment_4224" aria-describedby="caption-attachment-4224" style="width: 1190px" class="wp-caption alignnone"><img class="wp-image-4224 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2019/01/4253176_1536_vasari.jpg" alt="Vasari e il ";Cristo portacroce";, il dipinto per la prima volta a Roma" width="1200" height="656" /><figcaption id="caption-attachment-4224" class="wp-caption-text">Il &#8220;Cristo portacroce&#8221; del Vasari (foto: Il Messaggero)</figcaption></figure>
<p><strong>A Roma, per la prima volta esposta al pubblico una delle ultime opere romane di Giorgio Vasari, il &#8220;Cristo portacroce&#8221;, un dipinto realizzato nel 1553</strong></p>
<p>A <strong>Roma</strong>, esposta al pubblico per la prima volta, una delle ultime<strong> opere</strong> romane di <strong>Giorgio Vasari</strong>, quando era nella capitale al servizio di Papa Giulio III: il &#8220;<strong>Cristo portacroce&#8221;.</strong></p>
<p>Si tratta di un<strong> dipinto</strong> realizzato nel <strong>1553</strong> e poi, per svariate vicende, finito all’estero in mani private.</p>
<p>Ora il &#8220;Cristo portacroce&#8221; torna temporaneamente a casa per una mostra che lo vedrà protagonista assoluto alla <strong>Galleria Corsini di Roma dal 25 gennaio al 30 giugno.</strong></p>
<p>Il mondo dell’arte parla di &#8220;<strong>capolavoro ritrovato</strong>&#8221; perchè è la prima volta che lo si vede.</p>
<p>La storia che accompagna quest’opera del Vasari è piena di colpi di scena.</p>
<p>L&#8217;artista realizzò il dipinto per il banchiere e collezionista <strong>Bindo Altoviti</strong>; è considerato tra i dipinti di maggior valore dell’artista, la cui attribuzione è recentissima.</p>
<h2>Vasari e il &#8220;Cristo portacroce&#8221;, il dipinto per la prima volta a Roma: il riconoscimento dell&#8217;esperto Carlo Falciani</h2>
<p>A riconoscerne e ad attribuire la paternità dell&#8217;opera al Vasari è stato l&#8217;esperto di pittura vasariana<strong> Carlo Falciani</strong>. Quest&#8217;ultimo è riuscito nel suo intento anche grazie a quanto lasciato scritto da Vasari nelle &#8220;<strong>Ricordanze</strong>&#8220;, il prezioso manoscritto custodito a <strong>Casa Vasari.</strong></p>
<p>Nel testo, l’artista scrive di aver realizzato l’opera descrivendo minuziosamente la data, il nome del committente e le misure.</p>
<p>Sebbene sul tema del &#8220;Cristo portavoce&#8221;, di dipinti il Vasari ne fece quattro, secondo l&#8217;esperto solo quello in mostra a Roma corrisponde nelle misure.</p>
<p>Ricostruita anche la storia del ritrovamento iniziata con l’acquisto dell’opera da parte di un collezionista americano a un’asta nel Connecticut. Il quadro, rimasto nella collezione Bindo Altoviti fino al 1612, fu acquistato dai<strong> Savoia</strong>, poi se ne persero le tracce.</p>
<p>La documentazione che accompagna il dipinto testimonia lo spostamento a <strong>Torino</strong> l’8 giugno 1612 &#8220;di un quadro di un Cristo mezza figura con croce in spalla dipinto in tavola alto palmi 5,1/2, lungo palmi 4 con sua cornice di noce, di mano di Giorgino&#8221;.</p>
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