Whatsapp, news: inviare foto hard in chat “è violenza sessuale”, cosa si rischia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:50

La terza sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso di un 32 enne, reo di aver inviato “messaggi allusivi e sessualmente espliciti” ad una minorenne

whatsapp news fotoLa terza sezione penale della Cassazione ha deciso, con una sentenza, che inviare foto o contenuti hard su Whatsapp a minori è un reato passibile di denuncia per violenza sessuale. La decisione, in seguito, al ricorso respinto di un 32 enne indagato per aver inviato ad una ragazza minorenne “messaggi allusivi e sessualmente espliciti”, richiedendone in cambio “sotto la minaccia di pubblicare la chat” in un altro social.

Riesaminiamo i fatti con ordine. Il tribunale del Riesame di Milano aveva disposto e poi confermato la custodia cautelare per l’indagato. La difesa si era rivolta alla Cassazione contestando il reato di violenza sessuale, in quanto “mancava l’atto sessuale”, considerando che tra i due non c’è stato “alcun incontro” fisico.

Pertanto, secondo la difesa: ”la condotta tenuta dall’indagato non aveva intaccato la sfera sessuale della minore per assenza di una qualsivoglia richiesta di rapporto sessuale volta al soddisfacimento dei propri impulsi”.

Whatsapp, la sentenza della Cassazione: inviare foto hot ad un minore è violenza sessuale

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foto Pixabay

In seguito alla richiesta della difesa, la Cassazione ha respinto con forza la richiesta dell’indagato, in quanto ha ritenuto la decisione del Riesame motivata a dovere e pertinente.

Ecco nello specifico la decisione del tribunale del Riesame di Milano: “la violenza sessuale risultava pienamente integrata, pur in assenza di contatto fisico con la vittima, quando gli atti sessuali coinvolgessero la corporeità sessuale della persona offesa e fossero finalizzati e idonei a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare o eccitare il proprio istinto sessuale”.

Particolare attenzione ai “gravi indizi di colpevolezza” del reato sono stati individuati nell’induzione allo scambio di contenuti erotici, nella conversazione a sfondo sessuale su esperienza pregresse e nella minaccia, divenuta sempre più crescente, di pubblicare la chat su altri social network.

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