Vittorio Feltri: “Conte e Di Maio i cogl**** di turno”, la critica sul ponte di Genova

Il parere del direttore di Libero Vittorio Feltri proprio non poteva mancare. Ecco cosa ha detto a proposito del vecchio e del nuovo ponte di Genova 

Vittorio Feltri
Vittorio Feltri, direttore di Libero

Il nuovo ponte di Genova è stato finalmente inaugurato. Finalmente il capoluogo ligure ha voltato pagina dopo la tragedia avvenuta quasi 2 anni fa quando il ponte Morandi ha ceduto provocando la morte di 43 persone.

L’Italia però è il paese delle fazioni e delle polemiche gratuite anche quando un’opera importante viene realizzata oggettivamente in tempi non proprio lunghi. In tal senso si espresso Vittorio Feltri che come al solito è sempre bastian contrario.

La prima critica l’ha mossa sulla nuova struttura progettata dall’architetto Piano. Tra i capi d’accusa il limite di velocità a 70 all’ora e il “suggerimento” di frenare periodicamente. In virtù di ciò si è lasciato andare ad una delle sue battute intrise di sarcasmo e ironia: “Su un ponte ideato da Piano non si può che andare piano”.

Vittorio Feltri: “È stata data la colpa ai Benetton, ma…”

Vittorio Feltri
Vittorio Feltri (fonte foto: Instagram, @perizona_)

Ovviamente parte “toccandola piano” per poi rincarare la dose contro le istituzioni, a suo modo di vedere le principali responsabili per il tragico crollo avvenuto il 14 agosto 2018: “Hanno attribuito la colpa ai Benetton, gestori delle autostrade. Mi risulta però che loro siano specializzati nella produzione di indumenti e non di ponti e infrastrutture. Questi aspetti andrebbero curate da privati di pari passo con il governo”.

Dunque in maniera piuttosto esplicita Feltri ha “scagionato” i Benetton, che ormai da due anni sono ritenuti gli artefici della sciagura e ha attaccato Conte e Di Maio. Motivo? “Benetton nella vita ha realizzato qualcosa di più e di meglio rispetto a loro, ma vadano in mona. Lo dico per il loro bene, spero che Dio mi ascolti” – ha detto il direttore di Libero senza troppi giri di parole. Vittorio Feltri a Fuori dal coro: “Conte? Preferirei non parlasse e agisse”

Insomma, anche nei momenti in cui bisognerebbe essere uniti sotto un’unica bandiera siamo capaci di far prevalere i nostri “dannati” campanilismi. Ma il Bel Paese è anche questo.

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