Vittorio Feltri duro su Silvia Romano: “la sua smania ci è costata cara”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:22

Vittorio Feltri, direttore di Libero, ha scritto sul suo giornale una lettera sulla questione Silvia Romano che sta agitando l’opinione pubblica.

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Anche Vittorio Feltri ha voluto dire la sua sul caso Silvia Romano. Cioè la ragazza, salvata dalla prigionia in Kenya dopo 18 mesi.

Il ritorno della giovane in Patria ha destato l’opinione pubblica: c’è chi si è messo dalla parte della giovane, salutandola benevolemente per essere tornata sana e salva e c’è chi invece si è scagliato contro la sua conversione all’Islam e i soldi spesi per il riscatto.

Ovviamente Vittorio Feltri ha voluto puntualizzare il fatto di cronaca con un lungo scritto. E come ci si poteva immaginare, il giornalista si è soffermato su alcuni punti: dall’iniziale partenza della ragazza in Africa per aiutare i bisognosi fino al suo ritorno in Patria convertita all’Islam.

Di certo ciò che non si tiene conto è il fatto che quest’ultima per più di un anno è stata nelle mani dei rapinatori, lontana dalla sua famiglia e dalla sua casa, con il pensiero fisso di poter essere uccisa da un momento all’altro.

Non deve essere stato per niente facile.

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Vittorio Feltri su Silvia Romano: “Per salvare i miserabili non c’era bisogno di andare nella Savana”

Vittorio Feltri
Vittorio Feltri, direttore di Libero

Ecco una parte della lunga lettera che Feltri ha scritto sul caso Silvia Romano nel suo giornale Libero:

Per aiutare i miserabili non è il caso di trasferirsi nella Savana, basta guardarsi in giro pure nel capoluogo lombardo per ravvisare numerosi individui conciati male e meritevoli di assistenza.
La trasferta della Romano durata a lungo doveva essere evitata poiché probabilmente ispirata dalla moda terzomondista, che spinge tanti italiani, specialmente freschi, a ritenere che per salvare l’ umanità sia indispensabile percorrere migliaia di chilometri e porgere una mano a dei poveracci fedeli di un Allah inesistente o esistente soltanto nelle teste calde dei bigotti musulmani in armi, sequestratori in cerca di denaro facile, uomini impuniti che poi si dedicano a trattative con i nostri servizi segreti.

Su tutto questo bisogna riflettere e non liquidare il problema in quanto inteneriti dalla circostanza che la Romano sia riuscita a rimpatriare grazie a un riscatto, non quantificato, pagato con quattrini statali, cioè presi dalle nostre tasche.
Il governo, specialista nell’ arte di indebitarsi, non è in grado di fornire due soldi alle aziende italiane in crisi causa pandemia, poi sgancia milioni per consentire a una pulzella di riabbracciare i congiunti, incapaci a suo tempo di trattenerla in famiglia evitandole una disavventura atroce.

Come giustamente spiega Vittorio Sgarbi, molti anni orsono le istituzioni si rifiutarono di trattare con le Brigate Rosse per scongiurare l’ uccisione di Aldo Moro, e adesso invece barattano con le bande africane, sborsando milioni di euro, la “scarcerazione” della Romano. Non solo, per lustri e lustri si è demonizzato il mercanteggiamento tra Stato e mafia, sollevando un caso senza fine, e nessuno deplora analogo fenomeno riguardante il rilascio di Silvia in cambio di che? Di un sacchetto di caramelle o di un pacco di quattrini?

È moralmente inaccettabile che succedano avvenimenti di questo tipo e si pretenda di inneggiare al lavoro, pur egregiamente eseguito, degli 007 mobilitati – presumo – da Gigino Di Maio e Giuseppe Conte. Urge aggiungere: non è la prima volta che alcune signorine emigrano, indotte da sentimenti incomprensibili, in terre infocate dall’ islamismo e siano intrappolate come topolini smarriti.
Rammento le due Simone, ribattezzate Vispe Terese, che furono rilasciate non certo gratis, le quali appena messo piede nel nostro Paese si affrettarono a comunicarci che sarebbero volate volentieri in Iraq. È assurdo inseguire, spendendo cifre folli, ragazze incantate dall’ Islam.

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Ovvio, lo facciamo lo stesso perché abbiamo il cuore tenero benché il nostro portafogli sia vuoto, e una vita che ricomincia la salutiamo con gioia. Però gradiremmo non essere presi in giro da una che si è affrettata a dire: sì, adesso sono musulmana, mi sono convertita. Complimenti”.