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<div><strong>E&#8217; stata la stessa compagnia telefonica italiana a denunciare lo strano comportamento di alcuni suoi dipendenti infedeli. 20 arresti a Roma.</strong></div>
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<div ><img class="alignnone size-medium wp-image-70886" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/06/TIM2-1-650x454.jpg" width="650" height="454" /></div>
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<div class="body-text">Va subito precisato che <strong>la Tim non ha</strong> responsabilità sull&#8217;accaduto, se non quella di avere alle proprie dipendenze lavoratori infedeli in cerca di soldi facili.</div>
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<div class="body-text">Un&#8217;organizzazione che operava con abusi su <em>&#8220;trattamento illecito dei dati di clienti&#8221;</em> è finita al centro di un&#8217;indagine della polizia giudiziaria. Oltre 100 gli specialisti coinvolti nell&#8217;esecuzione di diverse misure cautelari e perquisizioni locali ed informatiche nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione, denominata <strong>&#8216;Data room&#8217;.</strong></div>
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<div class="body-text">Le operazioni sono iniziate alle prime luci del 26 giugno e sono state condotte dal servizio <strong>Polizia postale</strong> e delle comunicazioni con il coordinamento della Procura di Roma.</p>
<p>Oltre 100 gli specialisti coinvolti nell&#8217;organizzazione. Tra i reati contestati l&#8217;accesso abusivo alle banche dati dei <strong>gestori di telefonia</strong> che detengono le informazioni tecniche e personali dei clienti ed il trattamento illecito degli stessi.</div>
<h2 class="body-text">Ci hanno rubato i dati, come operavano i dipendenti infedeli</h2>
<p><img class="aligncenter wp-image-70890 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/06/TIM.jpg" alt="" width="1280" height="858" /></p>
<div class="body-text">Venti le misure cautelari (13 ai domiciliari e 7 obbligo) emesse dal gip di Roma nei confronti anche di dipendenti infedeli di <strong>Tim </strong>che carpivano illecitamente dati sensibili di clienti.</div>
<div></div>
<div class="body-text">Si tratta di circa <strong>un milione e 200 mila dati carpiti</strong> all&#8217;anno. L&#8217;indagine è partita da una denuncia della stessa compagnia telefonica italiana.</div>
<div></div>
<div class="body-text">Coinvolti anche «intermediari» che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche date ed i <strong>titolari di call center</strong> telefonici che sfruttavano informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità del numero che arrivano fino a 400 euro per ogni contratto stipulato.</div>
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<div class="body-text">Il giro del business illegale era milionario: si pagava 3 centesimi ogni dato sensibile, e se calcoliamo quanti utenti ci sono in Italia, i conti sono presto fatti.</div>
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