Fine del mondo, è più vicina di quanto pensi: c’è la data

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Le risorse del pianeta iniziano sempre più a scarseggiare. Molti pensano che la fine del mondo sia vicina. Ma la data potrebbe sorprendere. È più vicina di quanto si pensi.

La questione ambientale, nel corso degli ultimi anni, si è fatta sempre più presente. Il pianeta è in evidente sofferenza e le risorse cominciano a scarseggiare. Tutti fattori che ha indotto l’uomo e che l’uomo, in qualche modo, deve risolvere. Non dovesse farlo, molti sono convinti che la fine sia designata. La data, però, potrebbe lasciare tutti spiazzati.

Fine del mondo
Adobe Stock

Il discorso è molto semplice, l’uomo nel corso degli anni ha lavorato molto male. Ha continuano con l’estrazione di risorse non rinnovabili e ha deciso di continuare ad inquinare in maniera profonda. Tutti aspetti che ha portato a raggiungere un certo livello di insostenibilità. Pensiamo al cambiamento del clima, all’acqua che scarseggia oppure al problema della plastica. Tutti aspetti che sono degenerati e a cui si fatica trovare delle soluzioni.

Nel corso del tempo, abbiamo visto tante profezie in merito. L’ultima in merito alla fine del mondo ha svelato un indizio che ha gettato tutti nel panico. Questa volta, invece, il modello di riferimento e ci porta al 1972. Un modello che ha parlato di situazioni che oggi si stanno verificando. Ci riferiamo al libro “I limiti della crescita” edito dal Club di Roma.

Fine del mondo, la data preoccupa: è più vicina di quanto si pensi

Il libro precedentemente citato si legò a moltissime critiche. Questo esponeva una simulazione semplice dei sistemi globali complessi. Tale simulazione era legata ad un modello computerizzato che si completava su una macchina a schede perforate al Mit (Massachusetts Institute of Technology) Tante erano le previsioni all’interno del libro e ciò portava a delle conseguenze molto pesanti. Un modello che indicava la strada della rinascita tramite un sistema equo e sostenibile. In caso contrario, il mondo sarebbe finito nel 2072.

Questo grande studio è stato spiegato da Carlo Alvarez Pereira vicepresidente del Club Roma a Wired US. Pereira è anche uno dei curatori del libro “A 50 anni da I limiti della crescita, cosa abbiamo imparato e cosa succederà?“. Lo stesso vicepresidente ha sottolineato che dopo 50 anni la strada imboccata non è quella giusta. Le aziende e i governi hanno effettuato delle scelte controproducenti.

Pereira sottolinea che sia per quanto riguarda l’inquinamento sia per la biodiversità non siamo i migliori. Ma il vicepresidente del Club Roma da anche degli spunti per essere positivi. La convinzione nasce dal fatto che ci sono dei cambiamenti culturali che si stanno verificando. L’evoluzioni tecnologiche possono far trovare un nuovo inizio alla Terra e all’umanità. Insomma, da un punto di vista aziendale le cose stanno andando male. Mentre da quello culturale le cose stanno andando per il verso giusto. Dunque, le cose potranno cambiare solo grazie al nostro aiuto. In alternativa, le conseguenze saranno devastanti.