Bonifico, come giustificarlo? La causale potrebbe non bastare

La causale per un bonifico è vista da tutti come unico metodo di giustifica. Ma non è affatto così, per giustificare un transazione serve anche altro. Ecco i casi.

Bonifico e causale (AdobeStock)
Bonifico e causale (AdobeStock)

Quando si effettua un bonifico si deve stare attenti a vari dati. Qualsiasi cosa può portare a far scattare i controlli del Fisco. E, sappiamo bene, che le conseguenze possono essere davvero pesanti. Nelle ultime settimane abbiamo spiegato a cosa stare attenti in caso di bonifico da genitori a figlio. Questa volta, il focus sarà sul fatto che la causale non ha valore legale.

Iniziamo con lo spiegare cos’è una causale. Da quanto riportato dal sito laleggepertutti, la causale è una dichiarazione unilaterale fatta da chi procede al pagamento. Il vincolo è suo e non del ricevente o degli enti specifici. Ad esempio, in caso di pagamento fatto ad un’altra persona o un debito inesistente la causale non giustificherà il bonifico. In questi casi, per chiedere il rimborso o si dovrà fermare l’operazione in tempo oppure chiedere a chi ha ricevuto la cifra la restituzione. Se quest’ultimo dovesse negarla allora dovrà presentare delle prove.

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Bonifico, la causale non basta: cosa accade con il Fisco

L’altro caso è quello in cui entra in gioco l’Agenzia delle Entrate. Come possiamo immaginare, l’Ente segue tutti i movimenti dei contribuenti. Ma i controlli possono essere attivati solo su chi riceve il bonifico. A meno che non si è in presenza di una compravendita di droga o armi. A quel punto, chi riceve i soldi deve dichiararli così da pagare le tasse. In alcuni casi ci sarà bisogno di un notaio.

In caso di somma esente o già tassata, il ricevente deve dare prova della veridicità della questione. Questa cosa non può avvenire con solo la causale. L’esempio principe sottolineato da laleggepertutti è quello di un pagamento di un cliente con causale “donazione“. Così permetterebbe di non doverla dichiarare al Fisco. In sintesi, evadendo le tasse.

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Quindi, per non avere problemi serve un atto registrato o, come alternativa, spedirlo a se stessi con una raccomandata. In questo caso il timbro postale sancisce l’ufficialità. Si può utilizzare anche una PEC. C’è sempre il notaio che può autenticare il tutto oppure dare al documento informatico una marca temporale. Questi metodi garantiscono la data certa. Essa serve ad evitare che ci sia un accordo avvenuto nel momento dei controlli fiscali. Il discorso non cambia neanche in presenza di un prestito tra privati. Ultima menzione al bonifico parlante per le ristrutturazioni di casa. In questo caso, la legge specifica la causale idonea per poter garantire lo sgravo fiscale.