Denise Pipitone, la violenta aggressione in diretta: “Ti ammazzo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:29

Continua il caso Denise Pipitone. I giornalisti sono sempre più sul pezzo ma il rischio di aggressione è davvero elevato. Ecco quanto accaduto a Ore 14.

Denise Pipitone (Google Images)
Denise Pipitone (Google Images)

Sappiamo bene che in alcune parti di Italia, in certe situazioni, il clima è davvero incandescente. Quanto accaduto all’inviato di Ore 14, trasmissione condotta da Milo Infante, è solo l’ultimo caso di aggressione subito.

Il conduttore ha voluto aprire la sua trasmissione di ieri leggendo un esposto dei mazzaresi contro i giornalisti: “Spesso a seguito dei servizi mandati in onda dai programmi televisivi Rai e Mediaset, che citano i nostri nomi o dati identificativi, riceviamo commenti negativi ed offensivi sui profili Facebook, o commenti sotto il link della notizia o video che vengono pubblicati senza il nostro consenso, che ha ricevuto diverse minacce nei commenti da parte di soggetti che commentano la notizia che qui si allegano.”

Questo comunicato non ha fatto gettare la spugna al giornalista e conduttore di Ore 14 e ha voluto mostrare ugualmente l’aggressione pensatissima subita dal giornalista Fadi El Hnoud che ha rischiato davvero di farsi male seriamente e, forse, qualcosa in più.

Il filmato dell’aggressione nel caso Denise Pipitone

Nel pensatissimo filmato, il giornalista è aggredito da Michele Giacalone, figlio di Giovanna Provenzano che è la zia di Ghaleb. Il ragazzo che è stato con Jessica Pulizzi. Fin da subito l’aria si fa pesante e le parole iniziano a diventare infuocate. L’uomo subito urla: “Vattene, sennò ti ammazzo“. Tutto condito da un casco da moto che veniva agitato in segno di minaccia.

In poco tempo dalle parole si passa ai fatti e Michele scaglia il casco contro il giornalista colpendolo alla gamba. Dopo questo, Milo Infante ha ripreso la parola per annunciare la denuncia a Giacalone e che le minacce di morte sono una cosa gravissima. Il casco sarebbe potuto finire da un’altra parte e avrebbe potuto causare ben più grave conseguenze.

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Concludendo lo sfogo: “Fatevi un’idea di come si lavora in certi ambienti a Mazara del Vallo, non tutta la città, ma in un cerchio ristretto di persone.” Un caso che ancora ben lontano da vedere la luce della verità.