Federico D’Incà per tessere i lavori con il Parlamento

Tra le riconferme nel passaggio di Draghi, ecco Federico D’Incà. Lui, moderato dei Cinque Stelle, continuerà ad essere transizione tra Chigi e le Camere. 

FEDERICO D'INCA

La carta d’identità di Federico D’Incà: l’uomo mite dei Cinque Stelle

  • Nome: Federico D’Incà
  • Ministero: Ministro per i rapporti con il parlamento con delega alle riforme costituzionali
  • Partito: Movimento Cinque Stelle
  • Data di nascita: 10 febbraio 1976
  • Luogo di nascita: Belluno
  • Età: 45 anni
  • Famiglia: Sposato, 1 figlia
  • Professione: Politico
  • Titolo di studi: Laurea in Economia
  • Account social: https://www.facebook.com/federicodincam5s

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Mario Draghi ha (ri)scelto Federico D’Incà: curriculum e vita privata

Arriva dal veneto l’uomo moderato del Movimento Cinque Stelle. I pentastellati che arrivano dalle terra di Luca Zaia, neanche a farlo apposto lo hanno sempre accusato di essere un ‘mite’. D’Incà però, forse senza volerlo nemmeno troppo nascondere, è davero un uomo mite. La prima volta che è sceso in campo, nel difficile mondo della politica, lo ha fatto con i colori dell’Udc di Casini. Partito che dà accoglienza a chi ha le stigmate della moderazione. Ormai in politica stabilmente da anni, ma nel suo passato ci sono lavori di ogni genere. Lui che si forma come esperto contabile, nel suo cv ha anche esperienze come portalettere o operaio in Sinteco. Le sue origini da rappresentante di un mondo di centro, fanno del Ministro bellunese un uomo molto ben voluto in tutti gli esecutivi.

Molto tra gli esponenti di altri partiti ne tessono le lodi. Apprezzamenti per lui sono arrivati dai dem Roger De Menech, che come lui è originario della provincia di Belluno, o da Federico Fornaro di LeU, passando per il pugliese Alfonsino Pisicchio, che lo definisce “il volto umano del grillismo” da quando provò a ribaltare il movimento creando la lista dei sindaci. Un progetto politico che dalla Puglia all’Emilia, si articolava sul sindaco di Bitonto Abaticchio e il primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti.

Lui che la vita privata non la tiene propriamente nascosta, ha una moglie ed una figlia. Non eccessivo come spesso accade con i pentastellati, però neanche segreto come accade con moltissimi parlamentari. Il Ministro la sua bellissima bambina la mostra in ogni modo, chiamatelo pure orgoglio paterno.

L’avvicinamento alla politica e il Ministro dei rapporti con il parlamento

Figlio della prima stagione pentastellata, è eletto alla camera nel 2013 ed è uno dei volti più noti del Movimento. Anche uno dei pochi, a dire il vero, a essere sopravvissuto al mutamento grillino.

Le sue battaglie più importanti sono quelle legate all’autonomia del Veneto, temi che per anni hanno impegnato il dibattito nella zona del Nord Italia.

Nonostante la conterraneità con il Presidente della Regione, sarà uno dei primi ad accentuare le frizioni con i leghisti nel corso del primo mandato del governo Conte.

D’Incà esordisce come capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati per poi diventare il presidente del gruppo parlamentare. Nel 2016 ha poi ricoperto il ruolo di vice presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Nel 2018 è stato rieletto con il Movimento 5 Stelle e, nel mese di giugno dello stesso anno, è stato nominato Questore della Camera dei deputati, incarico ricoperto fino a settembre 2019.

Poi la guida del Ministero, uno dei più politici forse. Il Dipartimento per i rapporti con il Parlamento è un ministero direttamente collegato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, una sorta di distaccamento che si occupa di organizzare le relazioni tra il Governo e il Parlamento.  E mai ruolo fu più complesso. Per l’incarico, che oggi possiamo dire D’Incà svolge da ben due legislature, sono tornati comodi i suoi anni nella risorgente Dc di Pierferdinando Casini. Dopo la parentesi del Conte I con Fraccaro, il premier si è avvalso di un moderato per conciliare la sua maggioranza così labile.

I caratteri del Conte bis erano difficili e il ruolo del mediatore è stato fondamentale. Come già detto, su D’Incà sono spesso piovuti in maniera incrociata apprezzamenti da colleghi ed oppositori.
Alle volte si è addirittura arrivati a credere che la predilezione per la terza via lo mettesse in cattiva luce agli occhi dei compagni di partito.
Federico D’Incà, le frizioni interne al Movimento 
Il Ministro è stato uno delle tante vittime nella gestione interna del partito. A colpirlo feralmente fu Rocco Casalino. Il momento di rottura riguardò il caso Loquenzi, protettissima dell’allora capo della comunicazione pentastellata. Negli anni da capogruppo alla camera si trovò a dirigere un assemblea parlamentare in cui il Movimento Cinque Stelle provò a mettere alla porta Ilaria Loquenzi. Parlamentare che negli scranni pentastellati sedeva con garanzie importanti, su tutte quelle di Rocco Casalino e Gianroberto Casaleggio.
Il polverone che scatenò quell’assemblea costò moltissimo all’attuale Ministro, che non solo fu costretto a riconvocare l’assemblea e ridiscuterne l’esito ma fu poi messo a margine del Movimento.
L’allora capogruppo, mai garibaldino, non scatenò caos di alcun genere. Accettò in quel momento quanto gli stava accadendo, rispettando il suo partito e mantenendo la rappresentanza della sua corrente internamente al Partito. Infatti, D’Incà in questi anni ha rappresentato la parte di Movimento Cinque Stelle più a sinistra. Quella nata più riformista e vicina alle idee dem. Non a casa è stato uomo del Conte bis e ora anche del Governo Draghi.

Lo stipendio di Federico D’Incà

Il suo patrimonio imponibile è praticamente immutato da quando è onorevole della Repubblica. Dal governo Letta in poi, è stato stabilito che gli stipendi di senatori ed onorevoli della Repubblica, in caso di mandato ministeriale non subiscano modifiche. Dunque, nel caso del Ministro D’Incà, si registra uno stipendio parlamentare che ammonta a 13.971,35€.