Covid, la variante inglese terrorizza l’Italia: come si può riconoscere

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:28

Svelata la sintomatologia della temibile variante inglese, già presente in molti casi di contagio in Italia.

Vaccino Cina

 

Una maggiore trasmissibilità e soprattutto una maggiore mortalità porterebbe la variante inglese del coronavirus. Questo è stato delineato in alcuni studi britannici riguardo la maggior trasmissibilità della variabile al momento più pericolosa.

Ma cosa cambia rispetto alla sintomatologia del ceppo originale del coronavirus? Da test effettuati su vari pazienti, sembrerebbe che il ceppo inglese dia meno problematiche sulla sensazione di perdita di olfatto e gusto, ma aumenterebbe la tosse.

La priorità sarebbe dunque la vaccinazione di più persone possibili nel 2021, cosi da evitare che si diffonda a tal punto da mettere a rischio anche la conformazione del vaccino.

Covid, la variante inglese terrorizza l’Italia: come si può riconoscere? Svelata la sintomatologia

L’Istituto superiore di Sanità è intervenuto sulla questione per porre eventuali chiarimenti anche sulla formazione della variabile inglese:

“La ‘variante inglese’ è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 9 novembre 2020. E’ monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata”, ed è stata “ipotizzata anche una maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull’efficacia dei vaccini”.

E la mutazione viene spiegata dall’ISS anche sotto l’aspetto tecnico e medico a partire dall’Rna dell’essere umano:

“I virus, in particolare quelli a Rna come i coronavirus evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro genoma. Mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono state osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia”.

“Mentre la maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo qualcuna può dare al virus alcune caratteristiche come ad esempio un vantaggio selettivo rispetto alle altre attraverso una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con forme più severe di malattia, o la possibilità di aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo o per infezione naturale o per vaccinazione. In questi casi diventano motivo di preoccupazione, e devono essere monitorate con attenzione”.