Renzi spaccatutto, sceglie Draghi e rompe csx e cdx

Renzi spaccatutto, da sinistra a destra il rottamatore ha aggredito le coalizioni

Renzi senato
Renzi senato (Facebook)

O la morte politica, o un nuovo ampliamento del gruppo parlamentare. Erano due le strade su cui poteva camminare Italia Viva. Il gioco di Matteo Renzi ha scosso il paese, nel mentre ha nominato il miglior Presidente del Consiglio possibile. Ad esclusione di se stesso e del suo supergo, Renzi non sarebbe potuto andare altrove se non alla porta di Draghi. I dati swg dicono che gli elettori di Italia Viva si riconoscono al 98% nella presidenza Draghi. Un bell’attestato di stima più che per Draghi, a cui certo non molto importa, è una bella consapevolezza per il leader che lo ha portato lì.

Intanto a Sinistra potrebbe accadere qualsiasi cosa. Il Pd prova a trascinare il Movimento Cinque Stelle, che sembra prossimo alla spaccatura. La verità è che però anche all’interno del Pd maturano dei malumori. C’è una frangia di eletti che non ha mai adorato il rapporto con i cinque stelle, era più affascinata dall’idea di essere filogovernativo. Ora il Pd indebolito nella leadership, e impegnato in beghe sulla nuova coalizione certo non sarà il braccio armato di questo esecutivo. Chissà che la delegazione di renziani rimasti in quota dem non spicchi il volo.

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Renzi spaccatutto, sceglie Draghi e rompe csx e cdx. All’opposizione è suggestione Carfagna

Per quanto riguarda il centrodestra, fanno allarmare le voci del via vai di ieri pomeriggio dall’ufficio di Mara Carfagna. La vicepresidente della Camera è da tempo ormai corpo estraneo della politica parlamentare, messa all’angolo da Berlusconi che gli ha preferito una cabina di comando a lui più fedele come Bernini, Gelmini e Tajani. Torna allora di moda quella suggestione che aveva accompagnato tutti all’inizio dell’avventura solitaria di Renzi: assorbire Carfagna, con cui le posizioni sono assolutamente condivise.

In un panorama di fantapolitica, Iv per lo meno raggiungerebbe Azione e supererebbe la soglia di sbarramento. In una prospettiva che metterebbe questo soggetto politico come interlocutore privilegiato del futuro governo Draghi, l’appeal salirebbe. Così immaginare che nel 2023 si possa arrivare ad elezioni con una cosa di centro, capace di superare il 10% potrebbe essere una realtà.

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