Crisi cinque stelle, il paradosso di finire all’opposizione con il 33%

Potrebbe essere il più grande paradosso della storia repubblicana, il 33% del Movimento a marzo 2018 servirà comunque ad essere opposizione

Reddito di Cittadinanza
Fonte Getty Images

Il colpo più forte ieri lo ha incassato il Movimento Cinque Stelle. E’ lì che si capirà se la maggioranza sarà di larghissime intese, o il partito del 33% rimarrà fuori dall’esecutivo. Il sostegno giusto verso i pentastellati potrebbe addirittura far si che questo governo non trovi la maggioranza, anche se il problema si risolverebbe con il sostegno della Lega. Passo in avanti che farebbe della Lega un partito statalista, e riporterebbe il M5S all’opposizione.

“Non ci vengano a chiedere di votare Mario Draghi – scrive Danilo Toninelli su Facebook. Abbiamo fatto di tutto. Perfino annientarci negli uffici a lavorare pur di dare una mano a chi ne aveva bisogno. Questo per noi è stato governare l’Italia”. L’ex Ministro dei Trasporti è stato uno dei primi a tuonare contro questa nuova ipotesi di governo.

Crisi cinque stelle, il paradosso di finire all’opposizione con il 33%. Scissione all’orizzonte

Le due anime del movimento sono divise. Le truppe cammellate di Di Battista inevitabilmente assorbiranno gente, ma con i sondaggi che crollano e il taglio dei parlamentari, 2/3 dei pentastellati sanno che non sarà più posto per loro l’emiciclo.

Ieri su TPI Di Battista ha attaccato l’ex Presidente della BCE, in un delirio che non ha trovato grandi sponde. Mentre in silenzio rimane Luigi Di Maio, da chiarire se perchè rispettoso della voce unica Crimi o perchè si sta studiando una exit strategy per non lasciare Palazzo Chigi. Esiste una  frangia europeista in casa cinque stelle che però ha un grande problema al momento, ovvero due pretendenti per lo stesso posto: Conte e il Ministro degli Esteri. L’ago della bilancia potrebbe essere proprio l’avvocato del popolo, che se integrato nel prossimo esecutivo potrebbe essere mediazione con il Movimento Cinque Stelle.