I bus turistici bloccano la Capitale, i noleggiatori: “I soldi sono finiti” (VIDEO)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:30

Una enorme iniziativa questa mattina a Roma, con decine di autobus da turismo in corteo per le vie della città.

Protesta noleggiatori
Protesta noleggiatori (Facebook)

Il settore è in ginocchio, fermo da quasi un anno per l’emergenza Covid che ha di fatto fermato tutto l’indotto turistico. I noleggiatori di autobus turistici, si sono dati appuntamento questa mattina a Roma. I loro mezzi, ciò che gli consente di vivere, parcheggiati simbolicamente in Piazza della Repubblica, e poi a piedi, per i presidi al Ministero dell’Economia ed a quello dei Trasporti. Chiedono garanzie, chiedono fondi dai quali ripartire. Chiedono insomma di non vedere andare sciupato, il lavoro di una vita.

I noleggiatori chiedono maggiore interesse da parte del Governo per quella che è la loro posizione. Riuscire ad arrivare ad una nuova fase di lavoro, maggiori sussidi, gli aiuti che generalmente sono arrivati per il settore turistico, riconosciuti anche per la loro precaria posizione. La disperazione è chiara ed evidente, dalle interviste rilasciate ai vari organi di informazione.

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I bus turistici bloccano la Capitale, i noleggiatori: “Siamo al limite, bruciamo tutto e chiudiamo”

La manifestazione è stata promossa dalle sigle Abt 2020 Sicilia, Abt 2020 Campania, Assobus Italia, Acncc, Anitrav, Astra, Aziende riunite Toscana e Veneto, Finncc, Fion, Imprenditori turistici associati, Uniti per l’Italia e Anat. I noleggiatori chiedono di non essere dimenticati. Soprattutto che il Governo faccia in modo di sostenerli concretamente fino a quando non sarà possibile ritornare a lavorare come volta.

Non lavoriamo da quasi un anno – dichiara Giovanni Schiavo, dell’azienda Pgf di Napoli – i nostri dipendenti sono fermi, la cassa integrazione tra poco finirà, e noi non sappiamo più come fare. I contributi statali non bastano – continua –  bisogna fare di più, assicurare al nostro settore un futuro certo, altrimenti noi tutti saremo costretti a chiudere aziende che sono la nostra vita, non è giusto“.