Coronavirus, il parere di Ricciardi: “Lockdown di un mese o salta tutto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:47

Secondo il consulente del ministro della Salute servirebbe un mese di chiusura totale per salvare anche i vaccini.

Ricciardi
Walter Ricciardi (Facebook)

La situazione non migliora, anzi potrebbe peggiorare se non si corre ai ripari con misure forti sul piano nazionale. Secondo il consulente del ministro della Salute, Walter Ricciardi, l’unica strada percorribile, anche per salvare la grande macchina delle vaccinazioni e la sua relativa efficienza futura, sarebbe quella di un lockdown duro, di un mese, portare il numero di contagi ad un livello molto basso e poi ripartire.

Secondo Ricciardi, al momento tutto sarebbe compromesso, il numero medio di contagi quotidiano bloccherebbe anche tutte le operazioni di vaccino. Non ci sarebbe altra strada che il lockdown duro. Una posizione netta e precisa, non nuova, per il consulente del ministro Speranza. La situazione, forse non è chiaro a tutti, sarebbe molto delicata secondo Ricciardi, e di conseguenza occorrono misure drastiche ed efficienti per salvare tutto.

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Coronavirus, il parere di Ricciardi: “Il sistema dei colori è ottimo”

“l sistema dei colori – spiega Ricciardi – di per sé è ottimo, è giusto adeguare le misure alle specificità dei singoli territori. Ma la situazione ora è tale che avremmo bisogno di un lockdown forte per un mese, con l’obiettivo di tornare a un’incidenza settimanale di 50 casi per 100mila abitanti, la soglia che ci consentirebbe di ripartire con il tracciamento e far tornare l’epidemia sotto controllo. Purtroppo i dati parlano chiaro: c’è un peggioramento nel numero di casi, nei ricoveri, e abbiamo già superato il numero di decessi della prima ondata“.

Siamo sistematicamente in ritardo – spiega ancora Ricciardi – Se si adottano misure di contenimento quando la situazione è già grave ci vuole più tempo, e si ha un numero di morti molto superiore. E con l’inizio, tra qualche settimana, della campagna vaccinale di massa una situazione fuori controllo potrebbe complicare molto le operazioni. Rischiamo di essere costretti – conclude – a adottare misure di emergenza in corsa, e sarà tutto più difficile”.