La furia del mare travolge ogni cosa: la città piange disperata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:37

Il giorno dopo è quello della conta dei danni, delle pacche sulla spalla e della speranza che mai deve mancare in certi casi.

Napoli mare mosso
Napoli mare mosso

Il giorno dopo si piange, ma con discrezione, ci si tiene tutto dentro. Il giorno dopo è quello della conta dei danni, esteriori e non. Il giorno dopo a Napoli, è quello dei conti, da fare ancora una volta con ciò che ci circonda. Stavolta è stato il mare, l’amico fascinoso e mai domo, quello della bella cartolina, delle lunghe passeggiate e degli occhi rivolti alla luna. Proprio lui stavolta, ha ferito l’amata compagna di terra. Uno sfregio, e poi ancora un altro, in una folle serata, scandita dalla pioggia, dal cielo oscuro e dall’innaturale grido delle acque.

La città è quasi assente, smarrita da ciò che successo poche ore prima. Non si aspettava la furia, non si aspettava quei colpi inferti quasi a tradimento. Assorta nei pensieri prefestivi, di fine anno, la città non immaginava cosa potesse succedere nel corso di quella che poteva apparire come una classica serata piovosa di fine dicembre. Una delle poche, alle quali si può assistere in città, nel corso di un intera annata. Ma stavolta, non è andata come sempre.

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La furia del mare travolge ogni cosa: la data che ricorre nelle cronache partenopee

Era il 1927, l’anno dell’ultima, fortissima mareggiata, che ancora qualcuno in città ricorda. Anche in quel caso c’era la furia del mare, c’era l’incertezza e lo stupore di chi mai avrebbe immaginato un simile tradimento, anche in quel caso, era il 28 dicembre. Una data che da oggi in poi, per forza di cose, richiamerà quel giorno di tanti anni fa, cosi come quello appena trascorso. Due giorni persi nel tempo, uniti dall’identica immagine.

Napoli 1927
Napoli 1927

Lo sconforto, la rabbia, dei ristoratori, degli imprenditori, direttamente colpiti dalla furia del mare. Il disagio, totale, in un momento in cui, niente gira come dovrebbe. Ma in questi casi, la speranza, c’è sempre. Deve per forza esserci.