Restrizioni natalizie e il solito caos istituzionale: “Possiamo non chiudere”

In materia di restrizioni, o nella concezione di essi il caos, almeno nel nostro paese, regna imperterrito, sovrano assoluto.

Assembramenti
Assembramenti (Google)

Non c’è pace per quanti vorrebbero decisioni chiare. Severe o meno, l’importante è che siano chiare. Negli ultimi giorni si sta assistendo alla solita, quasi pietosa scena, di una lotta tra fazioni, non solo all’interno de Governo, ma all’interno dell’intero paese. Da una parte quelli che vorrebbero chiudere subito tutto, dall’altra chi vorrebbe chiudere niente e fare come se nulla fosse. In mezzo, l’esecutivo, con gli stessi nodi da sciogliere, cosa fare?

Se un giorno assistiamo all’affermazione di un principio di massima che andrebbe verso la più completa tutela dei cittadini da parte del Governo, espresso dai ministri Boccia, Speranza e Franceschini, ad esempio, un altro siamo alle prese con le dichiarazioni dei governatori. Da un lato abbiamo Zaia, che chiude il Veneto, dall’altra De Luca, che dalla Campania chiede maggior coraggio al Governo, dall’altra ancora Fontana che dice che la Lombardia sta bene cosi.

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Restrizioni natalizie e il solito caos istituzionale: Quale credibilità posso avere certe decisioni?

Quello che è abbastanza certo, è che in tutto questo mare di indecisione non è certo che i cittadini stiano a guardare intontiti e poi ad eseguire come soldatini le varie disposizioni. Certi atteggiamenti fanno venir meno la credibilità istituzionale, non solo a livello nazionale, ma anche ad esempio a livello regionale. Se si sminuisce il problema, i cittadini risponderanno con altrettanta strafottenza a quanto evidenziato da chi invece chiede che si valuti il rischio.

La situazione è come sempre confusa, come sempre in quasi un anno di epidemia, come sempre si è dovuta prendere una forte decisione, o seguire una linea già tratteggiata. Come sempre a governare, è purtroppo il caos.