Alberto Angela racconta il sequestro in Niger: “15 ore di terrore”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:05

Alberto Angela racconta il sequestro, il conduttore che stasera torna in onda con una prima serata su Rai Uno, ha passato dei momenti di vero terrore.

Alberto Angela racconta il sequestro
foto facebook

Sarà ospite della nuova puntata di Oggi è un altro giorno questo pomeriggio con Serena Bortone, forse per presentare la prima serata di questa sera, il conduttore infatti torna con Una notte a Pompei, che sarà come sempre un grande successo.

Quello che però non tutti sanno è la sua esperienza legata al sequestro che diversi anni fa ha subito in Niger, era il 2002 e il divulgatore si trovava in Africa per girare una puntata di Ulisse che andava in onda su Rai Tre.

Nel 2002 ho rischiato di essere ucciso. Sono stato sequestrato e picchiato da criminali nel Niger. Ho temuto davvero di non rivedere più mia moglie” ha ammesso tempo fa al settimanale Di Più.

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Alberto Angela racconta il sequestro in Niger: “Ho rischiato di essere ucciso”

Alberto Angela marito Monica Angela
Fonte Instagram – @passaggio_a_nordovestrai1

Alberto Angela racconta il sequestro in Niger, il divulgatore che stasera torna in tv con una prima serata nel 2002 è stato vittima di un momento davvero difficile che poteva costargli la vita.

Quindici ore da Arancia meccanica, da condannati a morte. Siamo stati picchiati, minacciati, derubati di tutto: attrezzature, soldi, fedi nuziali, orologi, cellulari, bagagli. Sempre sul filo di una tortura psicologica” ha raccontato una volta tornato a Roma ancora in aeroporto.

Il conduttore infatti si trovava in Africa per girare una nuova puntata di Ulisse, il programma che per tanti anni è andato in onda su Rai Tre, una vera tortura fisica e psicologica che è durata un giorno intero e che si è concluso la mattina dopo con il rilascio. Sempre il conduttore ha ammesso che durante i pugni e i calci, i sequestratori continuavano ad urlare chiedendo qualsiasi cosa: “ci chiedevano hashish, poi alcol, soldi, ci domandavano se fossimo spie. Giocavano con noi, terrorizzandoci“. Insomma una bruttissima esperienza, che ti cambia davvero la vita.