Governo e Regione: guardate come avete ridotto Torino, dignità calpestata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:39

Vergognose le immagini che arrivano dal grande ospedale di Rivoli, in provincia di Torino. La dignità rubata agli sfortunati malati di Covid.

Non solo le file di ambulanza che attendono di potere entrare negli ospedali torinesi, primo fra tutti il grande nosocomio di Rivoli, alle porte del capoluogo piemontese. Le immagini che stanno arrivando dalla regione governata da Cirio sono impressionanti e vergognose. Il vecchio problema di cui parliamo ormai da giorni: la sanità in Italia, nonostante la botta della prima ondata, i morti in solitudine, i camion dell’esercito a Bergamo, non ha imparato la lezione e oggi è al collasso.

Gente costretta per terra perché non ci sono posti in pronto soccorso e tanto meno nei reparti. «Pazienti Covid per terra, percorsi sporchi riadattati dal personale, lavori mai fatti, territorio inesistente e assunzioni che dovevano arrivare prima. Ecco le drammatiche condizioni della sanità Piemontese. Non abbiamo più parole».

La denuncia è del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che invoca «L’aiuto urgente del Governo». Per l’ospedale di Rivoli e per gli altri ospedali piemontesi. Di fronte all’ospedale rivolese ci sono i tendoni dell’esercito, eppure la situazione è drammatica e dalla Regione ma soprattutto dal Governo, non arrivano risposte e soluzioni.

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Governo e Regione: guardate come avete ridotto Torino: “ci si doveva attrezzare prima”

Le parole dei sindacati sono quelle che ripetiamo da giorni. «Una situazione che non doveva capitare – dice Claudio Delli Carri segretario regionale Nursing Up -, e ci si ritrova in queste situazioni di difficoltà sebbene si sapesse da tempo di questa seconda ondata. Ci si doveva attrezzare e preparare prima, per non finire poi per lasciare dei pazienti sulle barelle».

Non solo: «La chiusura del Dea dell’ospedale Martini ha dimostrato di creare e creerà grossi problemi al territorio. Non si può pensare di chiudere in un periodo come questo un Dea che fa 78.000 passaggi l’anno così, di punto in bianco, scaricando tutto sull’altro o sugli altri ospedali […] O almeno, lo si può chiudere con una pianificazione ragionata sulla gestione degli oltre 200 utenti che vi accedono quotidianamente, in modo che possano trovare risposte alle loro esigenze di cura altrove sul territorio».

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