Di Maio, agosto 2019: “mai col Pd”, agosto 2020: “uniti al Pd per le comunali” | La metamorfosi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:57

La metamorfoasi di Di Maio: da movimento populista e contro la casta a partito normale, come tutti gli altri. “E’ giusto evolversi”.

Nella vita è giusto evolversi, a costo di rinnegare le idee cardine che avevano fatto nascere un movimento populista e contro la casta, piuttosto che un partito come tutti gli altri. Di Maio ‘incolpa’ suoi seguaci.

I nostri iscritti hanno chiaramente detto di volere evolvere facendo evolvere il Movimento”. Così si è espresso il ministro degli Esteri ed esponente M5s, in merito alla consultazione su Rousseau. “In quasi 10 anni è cambiato il mondo ed è cambiata l’Italia – spiega -. Non credo sia il momento di fare previsioni, ma è evidente che ora si possono porre le basi anche per le comunali del 2021: spero che ci possa essere una intesa complessiva”.

“Credo, come diceva Nenni, che l’immobilismo giovi alla conservazione, che l’alimenti e se ne alimenti – sottolinea Di Maio in un’intervista a La Stampa -. L’attesa è corrosiva per una democrazia parlamentare, bisogna mostrarsi capaci di reagire, di maturare mentre anche gli scenari internazionali intorno a noi evolvono.

Penso alla guerra dei dazi, alle tensioni Washington-Pechino, alle nuove minacce, ibride e mutevoli nel mediterraneo e non solo, che inevitabilmente devono spingerci a un rafforzamento dell’Ue e delle sue istituzioni, salvaguardando i valori propri di ogni Stato. Sono tutti  elementi che una forza politica come la nostra, che nel 2018 ha raccolto 11milioni di consensi, ha il dovere di cogliere”.

La metamorfosi Di Maio, agosto 2018: “mai col pd, mai con quelli di Bibbiano”

Pd e 5 Stelle insieme in Umbria (rete)
A luglio 2019 Di Maio attaccava il Pd “mai con il partito di Bibbiano non voglio avere nulla a che fare con pd”. Solo poche settimane dopo lo scenario politico è radicalmente cambiato. “Ricordo che la Lega ha votato con il Pd, col partito che in Emilia toglieva i bambini io non voglio avere nulla a che fare”.

Oggi sulle bacheche social dell’universo 5 Stelle si parla di “svolta” in positivo e di “golpe d’agosto” per chi non ci sta alla ‘normalizzazione’. La “naturale evoluzione di chi sa che deve cambiare per continuare ad incidere sulla scena politica”, pensiero del ministro degli Esteri, diventa il “ci siamo venduti l’anima per il potere come tutti gli altri” di quel 75 per cento di parlamentari che vede complicarsi la possibilità di restare in Parlamento e di quella “base” dura che ha creduto nelle “parole guerriere” che ancora oggi rimbombano da una piazza San Giovanni a Roma gremita nel febbraio 2013.

In pratica quel Movimento 5 Stelle cessa di esistere. Diventa “il partito dei 5 Stelle”. E da  nulla sarà più come prima nonostante i distinguo e la rassicurazioni.

“Da oggi inizia una nuova era per il Movimento 5 Stelle” ha esultato l’ex capo politico insieme con Roberto Fico e i ministri, da D’Incà a Fraccaro. Scontato visto che tutta la squadra di governo 5Stelle dovrebbe andare a casa a fine legislatura.

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