Coronavirus, in Trentino kosovaro rifiuta isolamento: nuovo focolaio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:55

Un nuovo focolaio anche in Trentino, segno che qualcosa non sta funzionando: il coronavirus è tutt’altro che debellato. Ancora una comunità straniera.

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Fonte foto: (Getty Images)

Qualcosa non sta funzionando in Italia. O, per meglio dire, qualcuno sta scherzando col fuoco mettendo a repentaglio la propria vita e quella di chi gli vive vicino. E’ successo a Mondragone nella comunità bulgara, ora il rischio c’è anche dalla parte opposta del Paese.

C’è un nuovo focolaio in Trentino: 8 contagi nella comunità kosovara di Predazzo. Il contagio è partito da un cittadino kosovaro rientrato il 14 giugno che non ha effettuato l’isolamento domestico obbligatorio per le persone provenienti dai Paesi extra Unione europea.

E in più, nei primi giorni della permanenza in Italia ha preso parte a una festa. L’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento (Apss) ha dato notizia per il momento di otto persone risultate positive al tampone per il Covid-19.

Il direttore del Dipartimento di prevenzione Antonio Ferro ha spiegato che il contagio è partito da un cittadino kosovaro: “L’uomo non ha rispettato l’obbligo di notifica all’ente sanitario locale del suo rientro in Italia e non ha effettuato l’isolamento domestico obbligatorio per le persone provenienti dai Paesi extra Unione europea.

Nei primi giorni della permanenza in Italia, ha inoltre preso parte a una festa della comunità kosovara di Predazzo”, ha spiegato ancora Ferro.

Focolaio in Trentino, i kosovari hanno avuto contatti con altri?

Il cittadino kosovaro si è recato al pronto soccorso il 24 giugno scorso e il giorno successivo è risultato positivo al test per il virus Sars-Cov-2 assieme ai due conviventi.

L’indagine epidemiologica effettuata dall’Apss di Trento ha portato all’identificazione di altre cinque persone positive al Covid-19. “Sembra che non ci siano stati contatti con la popolazione trentina, le indagini proseguono sui colleghi di lavoro“, ha detto ancora Ferro.

Per il mancato rispetto delle disposizioni contro il contagio, l’uomo è stato segnalato all’autorità giudiziaria. “Questo – ha detto ancora il direttore del Dipartimento di prevenzione commentando la vicenda – è un esempio classico di come sia importante rispettare l’isolamento di 14 giorni per i soggetti che arrivano da fuori.

Fare il tampone subito in questo caso non sarebbe stato dirimente perché lui stava bene quando ha fatto la festa. La malattia è emersa dopo tre giorni. In questo momento sono pochi casi e li riusciamo a seguire ma se diventassero centinaia diverrebbe difficile arginarlo”.

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