Pos obbligatorio per i commercianti: come è cambiato Di Maio in sei anni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:14

L’attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha sempre combattuto contro l’obbligo dei Pos per i commercianti: il suo cambiamento in sei anni.

La metamorfosi del grillino Di Maio, è segno dei tempi. Per salvare la poltrona occorre mediare più che combattere. E a proposito dei pos obbligatori per i commercianti, in vigore da ieri 1 luglio, sono molte le contraddizioni del ministro degli Esteri.

A dicembre 2019, Di Maio si presentava così: “Pos obbligatorioma niente multe ai commercianti. Promessa mantenutaSono contento che sia stata trovata l’intesa per eliminare le multe ai commercianti che non hanno il Pos. L’ennesima promessa mantenuta. 

Ma, insieme a Paragone.it, facciamo un altro salto indietro. Ripeschiamo un vecchio post dalla sua pagina Facebook, è datato 30 giugno 2014. Scrive Di Maio: “Io sto con i commercianti. Da oggi il Pos sarà obbligatorio per commercianti e artigiani.

“Tutte le attività commerciali per Legge dovranno adeguarsi. Premesso che non sono un tifoso della carte di credito e dei bancomat: più i nostri soldi saranno virtuali, maggiore è la probabilità che banche e agenzia finanziarie ci speculino con interessi, commissioni e aggi.

Di Maio se la prendeva con le banche e col governo che facevano questa legge sul Pos. E oggi?

Pos obbligatorio dal 1 luglio e multe in arrivo, Di Maio?

È il 1° luglio 2020, sono passati 6 anni da quel post, e Di Maio è al governo con il Pd e con Renzi. E cosa succede? Il POS diventa obbligatorio da oggi, 1° Luglio 2020, per tutti gli esercenti che ancora non lo hanno reso disponibile ai clienti.

In questa giornata scatta anche il nuovo limite per i pagamenti in contanti che come stabilito dal decreto Fiscale relativo alla Legge di Bilancio, scende a quota 2.000€. Più moneta digitale e meno contanti, dunque. Esattamente il contrario di quello per cui si batteva Di Maio.

Una novità che era stata stabilità già precedentemente all’arrivo della pandemia da COVID-19 e che cerca di limitare l’uso del contante incentivando quello dei pagamenti digitali che divengono così più facilmente tracciabili assieme allo scontrino elettronico.

È stato stimato che un POS costa all’esercente 2.000 euro in media all’anno (con punte di 5.400 euro) e che impatta per circa il 2% sul guadagno effettivo di un’attività, mentre i costi complessivi variano notevolmente se si considera che vanno da 460 a 9.180 euro.

A quanto ammontano i costi delle commissioni in questione? La percentuale varia in base alla banca, al tipo di contratto stipulato, ma anche al tipo di Pos utilizzato.

Devono essere tenute presenti 4 voci di spesa per chi ha un pos: il costo di installazione del Pos a domicilio; il canone mensile di noleggio (tra i 15 ai 45 euro al mese in base al contratto, all’hardware e alla connessione internet); il costo fisso per transazione che le banche applicano all’esercente (e questo è il punto su cui si dovrà lavorare: al momento è in media di 10 centesimi e sui pagamenti inferiori a 10 euro può pesare fino all’1% sull’incasso) e infine il costo percentuale per transazione: dipende dal tipo di carta e dal circuito usati.

La “fregatura”, secondo Paragone,  è tutta di chi è costretto per legge a tenere il Pos. Ma se i commercianti decidessere di ammortizzare questo costo rincarando i prezzi, ecco qua che la “fregatura” è di nuovo tutta del cliente.

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