Chi l’ha visto, Paolo Adinolfi, storia del magistrato romano scomparso

Nella puntata di Chi l’ha visto del 1 luglio 2020 verrà trattato il caso del giudice Paolo Adinolfi scomparso in circostanze misteriose 26 anni fa

Paolo Adinolfi
Fonte Facebook – @chi l’ha visto?

La vicenda di Paolo Adinolfi seppur datata fa ancora discutere visti i lati oscuri mai chiariti negli anni. Il magistrato romano è scomparso nella Capitale la mattina del 2 luglio del 1994. È uscito di casa dicendo alla moglie Nicoletta che sarebbe rientrato per ora di pranzo, ma da allora non ha fatto più rientro presso la sua abitazione situata in zona Vigna Clara.

Alcuni testimoni l’hanno visto verso le 9 prima alle poste, poi alla banca interna per trasferire un conto corrente e infine alla biblioteca del Tribunale di Roma in viale Giulio Cesare, dove era in compagnia di un uomo sui 30-35 anni. Tutt’oggi però non si conosce l’identità di questa persona. Poco più tardi si recò presso l’ufficio postale in zona Villaggio Olimpico e spedì 500mila lire alla moglie.

Il mistero si infittisce se si pensa al ritrovamento delle chiavi di casa e della macchina nella buca delle lettere dell’abitazione della madre a Parioli. Tante le ipotesi che sono circolate nel corso del tempo. A tenere a galla le indagini ci ha pensato anche il figlio Lorenzo, all’epoca adolescente liceale.

Chi l’ha visto, cosa è successo al magistrato Paolo Adinolfi? Le ipotesi al vaglio

Paola Adinolfi
Fonte Instagram – @danielesparisci

Ad oggi non è possibile ricostruire esattamente cosa sia successo quel giorno, ma non è difficile fare delle ipotesi, che purtroppo non sono per niente positive. In virtù del suo lavoro di Consigliere di Corte d’appello che ha prestato servizio per oltre 10 anni al Tribunale fallimentare, non è da escludere che si sia trattato del classico caso di Lupara Bianca.

Le sue sentenze hanno creato diversi malumori nel mondo della criminalità organizzata, anche tra soggetti capaci di avere un certo impatto sugli esponenti politici. Ad avvalorare questa tesi è anche il contesto storico, visto che due anni prima erano stati sterminati in Sicilia i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In questo caso però non è stata lasciata traccia, un po’ come se lo si volesse rimuovere dalle memorie collettive.

Per questo allontanamento volontario e suicidio non sembrano piste percorribili. Un magistrato nel pieno della sua carriera con una splendida famiglia non aveva motivo per mollare tutto così di punto in bianco.

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