Pos: dal 1 luglio credito di imposta del 30% per chi lo utilizza

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L’obiettivo del governo è agevolare l’utilizzo del Pos e al contempo ridurre sempre più l’utilizzo del denaro contante. Ma attenzione alle procedure complesse e alle possibili sanzioni

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L’utilizzo del Pos o terminale di pagamento sta diventando sempre più diffuso, in particolar modo dopo la fine del lockdown. Culturalmente in Italia non si è troppo avvezzi all’impiego di tali dispositivi, ma sembra essere la volta buona per apportare questo importante cambiamento.

Dal primo luglio infatti verrà ridotto il tetto del contante. Non sarà possibile effettuare pagamenti cash al di sopra dei 1999,99 euro. Non si tratta però dell’unica innovazione. Infatti inizierà anche l’era del credito di imposta per le commissioni addebitate per l’utilizzo dei Pos. In questo modo verranno agevolati e non poco i pagamenti elettronici.

In parole povere i costi sostenuti sulle transazioni effettuate mediante l’accettazione di carta di credito, debito o altri dispositivi tracciabili diventeranno automaticamente un bonus fiscale del valore del 30% di quanto addebitato per spese bancarie. Si tratta di un primo passo, che prevede come secondo step a riduzione degli oneri bancari, con relative tasse di cassa.

Pos, credito d’imposta: cosa bisogna fare per ottenerla

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Svelata la novità non resta che capire come poter accedere allo sgravio fiscale. Bisognerà soltanto inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate in cui si dovrà specificare il numero delle operazioni effettuate nel periodo di riferimento e gli importi addebitati dagli operatori finanziari che mettono a disposizione il Pos. 

La comunicazione dovrà avvenire il 20 del mese successivo e il credito maturato potrà essere utilizzato a decorrere dal mese che segue. Dunque non è proprio una prassi semplicissima. Il credito d’imposta inoltre dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi del periodo di maturazione. La disposizione va applicata ai contribuenti che nell’anno precedente hanno realizzato ricavi fino a 4000mila euro.

Ma attenzione alle possibili sanzioni del caso. Dal 1 luglio 2020 la mancata accettazione del pagamento elettronico potrà far scattare una multa pari a 30 euro con l’aggiunta del 4% del valore della transazione respinta. Per arrivare a ciò è necessaria la denuncia da parte del consumatore dopo essersi visto respinto il pagamento elettronico. A quel punto scatta l’accertamento da parte della guardia di finanza per appurare la veridicità dell’accaduto ed eventualmente segnalare il fatto al prefetto di competenza.

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