Pensione: si può continuare a lavorare dopo i 63 anni? Cosa devi sapere

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Molte persone una volta andate in pensione nutrono per svariate ragioni il desiderio di continuare a lavorare. Ma è possibile farlo? Ecco cosa c’è da sapere a riguardo

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Fonte Pixabay

In molti la sognano per anni, altri invece una volta maturata non sono poi così felici. La pensione da sempre divide le persone anziane, tra coloro che vogliono godersela dopo una vita di sacrifici e chi invece la vede come l’anticamera dell’inutilità e dell’alienazione.

Altri soggetti sono invece spinti da necessità economiche. A fronte di spese ingenti non riescono a sopperire solo con i soldi della pensione e per questo hanno ancora bisogno di lavorare. Ma è legalmente possibile o si incorre in spiacevoli sorprese? Dunque è bene capire quali sono le condizioni da rispettare e se realmente convenga proseguire l’attività lavorativa.

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Lavoro dopo la pensione? Ecco i vari casi e limiti

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Anziani, Fonte: Pixabay (https://pixabay.com/it/photos/nonna-nonno-nonni-anziani-vecchio-3659689/)

In linea di massima non è possibile conciliare la pensione con il lavoro. Infatti il pensionamento viene accettato solo se è cessata realmente qualsiasi tipo di attività lavorativa, così come previsto dalla Legge Amato del 1992. Diverso invece è il caso delle persone che già percepiscono il trattamento pensionistico. Si può riprendere a lavorare, ma rispettando alcuni vincoli, in particolare quelli dettati dall’attuale Quota 100.

Grazie a questa possibilità si può raggiungere la pensione con 38 anni di contributi versati e almeno 62 anni di età. Una misura che ha l’obiettivo quello di favorire il ricambio generazionale, per cui non è possibile accumulare redditi da lavoro e da pensione nel medesimo lasso di tempo.

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Dunque, i pensionati di Quota 100, possono svolgere “solo” prestazioni occasionali e guadagnare non più di 5000 euro all’anno. Per tutte le altre casistiche di pensionati, vanno fatte delle accurate valutazioni, ma in linea di massima chi va pensione prima dei 63 anni perde il diritto all’assegno previdenziale se intraprende un’attività di lavoro da dipendente. Coloro che si mettono in proprio invece, subiscono una decurtazione del 50% della pensione minima Inps. Naturalmente bisognerebbe la lungimiranza di affidarsi ad un consulente del lavoro per valutare i pro e i contro derivanti da un ritorno all’attività lavorativa. In linea di massima però sarebbe meglio godersi la propria vecchiaia senza stress, anche per favorire le generazioni future che con questo andamento rischiano di non godere del beneficio della pensione.