Da Tinder a Grindr, le app dating sotto accusa: “una folle violazione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:18

Le app dating come Tinder, Grindr e OkCupid finiscono nel mirino del Norwegian Consumer Council: l’accusa riguarda la condivisone illegittima dei dati utenti

Da Tinder a Grindr, le app dating sotto accusa: "una folle violazione"
Smartphone, sicurezza (fonte foto: Pixabay)

Quelle degli incontri, le app dating come Tinder, Grindr e OkCupid, sono piattaforme con molto traffico d’utenza, di cui si parla spesso: ora, tali app finiscono sotto accusa per una presunta violazione della privacy.

A muovere l’accusa è l’organizzazione no profit ‘Norwegian Consumer Council‘, che ha svelato il proprio report nello studio effettuato in materia.

Geolocalizzazione, inclinazione sessuale, interessi e stato di salute, queste sarebbero solo alcune delle informazioni riservate che le app avrebbero condiviso in modo illegittimo e incontrollato con società terze, come quelle di marketing e advertising online.

Tali dati verrebbero utilizzati per profilare consumatori, identificando dei gruppi e organizzando annunci pubblicitari ad hoc, su misura.

Nel suddetto studio intitolato “Out of control” (Fuori controllo, ndr), si parla di una “folle violazione della privacy”.

Per attestare quanto sospettato, i ricercatori si sono affidati ad una società di cybersecurity, la Mnemonic, che ha svolto un’analisi su 10 app note per smartphone, da Tinder fino a Perfect365, passando per My Talking Tom 2.

La maggior parte di quelle studiate fornivano info a terze parti senza darne chiara visione all’utente.

Quando ciò accadeva, nella sezione privacy policy, la documentazione appariva lunga e complessa, e non facilmente comprensibile.

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TINDER, GRINDR, OKCUPID, LE APP DATING SOTTO ACCUSA: LE CONCLUSIONI DEL RAPPORTO DEL NORWEGIAN CONSUMER COUNCIL

Da Tinder a Grindr, le app dating sotto accusa: "una folle violazione"
smartphone (fonte foto: pixabay)

Nel mirino dell’organizzazione no profit con sede a Oslo, finiscono dunque le app dating come Tinder, Grindr, e altre come quella di fotoritocco o i giochi.

Posizione geografica, preferenze politiche, religione o orientamento sessuale, tutte le informazioni che sarebbero state condivise in violazione del regolamento generale sulla protezione dei dati personali (GDPR).

Le conclusioni del report sono nette: “Venti mesi dopo l’entrata del GDRP, i consumatori sono ancora ampiamente spiati online”. Inoltre, si aggiunge che gli stessi utenti non hanno la possibilità di sapere chi tratta i dati e come fermarli.

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La denuncia presentata contro Grindr e cinque partner si fonda sull’idea che queste pratiche  possano favorire discriminazioni e manipolazioni.