Carabiniere ucciso a Roma, esplode la polemica politica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:30

Subito dopo l’arresto dell’omicida di Mario Cercellio Rega, il carabiniere accoltellato a Roma, esplode la polemica politica sulla sicurezza nelle città

In poche ore i colleghi dello sfortunato Mario Cercellio Rega, il 35enne carabiniere accoltellato a morte durante il tentativo di sventare un “cavallo di ritorno“, la restituzione di un oggetto rubato, nella fattispecie un borsello, dietro il pagamento di un riscatto, hanno assicurato alla giustizia il responsabile di tale omicidio: un giovane californiano, Helder Lee, che in cerca di soldi per acquistare una dose di cocaina, insieme all’amico Natale Hjorth, dopo essere stati a loro volta truffati da un pusher, ha tentato di estorcere 100 euro al proprietario del borsello e che alla vista dei due carabinieri in borghese, la vittima Cercellio Rega ed il collega Varriale, ha estratto una lama affondandola poi ben 8 volte contro il 35enne militare dell’Arma. Ebbene, nonostante la rapida chiusura del caso, infuria la polemica politica. A dare fuoco alle polveri è stato il vicepremier Di Maio con un post su facebook in cui sottolinea le “condizioni precarie di sicurezza interna in città come Roma, con giri di droga all’ordine del giorno”.

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Carabiniere ucciso a Roma, esplode la polemica politica. Salvini: “In Usa pena di morte per chi uccide”

A rispondere per le rime al vicepremier pentastellato è Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati: “Da Di Maio inopportuna retorica di chi pare arrivato dalla Luna. Piuttosto pensi ai contratti di lavoro delle forze dell’ordine”. Insiste sulla certezza della pena, invece, il Ministro dell’Interno e vicepremier Salvini, il quale con un post su facebook ricorda che negli Usa è prevista la pena di morte per chi commette un omicidio: “Sperando che l’assassino del nostro povero carabiniere non esca più di galera, ricordo ai buonisti che negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte. Non dico di arrivare a tanto, ma al carcere a vita (lavorando ovviamente) questo sì!”.

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