(Getty Images)

E’ di 40 morti il bilancio, non ancora ufficiale, del duplice attentato a Christchurch, in Nuova Zelanda. Per le autorità neozelandesi: ” E’ terrorismo  di destra”. Su uno dei caricatori usati durante la strage il nome di Luca Traini

Strage in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, durante le preghiere del venerdì: 40 i morti, secondo un bilancio non ancora ufficiale. Quattro persone sono state tratte in arresto, tre uomini e una donna. Uno degli attentatori è un cittadino australiano definito dal premier di Canberra Scott Morrison “un estremista di destra” e “un violento terrorista”. Particolare inquietante il fatto che sui caricatori usati dagli attentatori ci sono i nomi di soggetti che hanno compiuto stragi razziste come Luca Traini, il 28enne di Macerata che l’anno scorso scorrazzò per la strade della città marchigiana sparando contro tutti gli immigrati che gli capitavano a tiro, e Alexandre Bissonnette, autore di una strage in Canada dove vennero uccise sei persone e 19 rimasero ferite.

Nuova Zelanda, attentato terroristico: 40 morti. Pubblicato prima della strage un manifesto anti-immigrati

Poco prima dell’assalto alle due moschee era stato pubblicato sui social, presumibilmente da uno dei killer, un manifesto anti-immigrati ed anti-musulmani di 87 pagine. ll commissario di polizia neozelandese Mike Bush, durante una conferenza stampa, ha detto che sono state rinvenute auto con esplosivi nel centro della città dove era in corso la manifestazione dei giovani studenti per il clima sull’esempio della della giovane attivista per la salvaguardia dell’ecosistema terrestre Greta Thunberg. La Premier neozelandese Jacinda Ardern ha riferito che tra le vittime potrebbero esserci migranti e rifugiati: ” Loro hanno scelto la Nuova Zelanda come la loro casa ed e’ la loro casa. Loro sono noi, le persone che hanno compiuto questo atto di violenza non lo sono. Non c’e’ spazio per loro in Nuova Zelanda”. Ed infatti, sempre secondo la Premier neozelandese, ” la Nuova Zelanda è stata attaccata perché noi rappresentiamo la diversità “.

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