Una nana bianca con due anelli: gli indizi di due corpi sopravvissuti alla stella

Una nana bianca con due anelli di detriti offre un indizio su ciò che può restare di un sistema planetario dopo la fine della sua stella. Il sistema si chiama J1328−1450: intorno al nucleo stellare ormai privo delle reazioni che lo alimentavano, gli astronomi hanno individuato due anelli gassosi concentrici separati da un intervallo netto.

Illustrazione IA di un osservatorio astronomico generico sotto il cielo stellato
Illustrazione generata con IA di un osservatorio generico: non raffigura il VLT reale né un’immagine della nana bianca J1328−1450.

La nana bianca con due anelli si riconosce dalla luce

La ricerca è stata pubblicata il 26 ottobre su Nature Astronomy da un gruppo guidato da Nicola Pietro Gentile Fusillo, dell’Università di Trieste e associato all’INAF di Trieste. Il risultato deriva da osservazioni con lo spettrografo X-shooter del Very Large Telescope dell’ESO, in Cile.

La prova arriva dallo spettro, cioè dalla luce scomposta nelle sue diverse lunghezze d’onda. In un anello di gas in rotazione, una parte del materiale si avvicina a noi e l’altra si allontana: questo produce una caratteristica coppia di picchi nelle righe di emissione.

In J1328−1450 compaiono invece quattro picchi, compatibili con due anelli che ruotano a velocità differenti. L’ESO illustra il meccanismo in una spiegazione della firma spettroscopica. Il lavoro scientifico rileva inoltre che il profilo è rimasto pressoché invariato per oltre due anni, un segnale della stabilità della struttura.

Due corpi sopravvissuti: l’ipotesi da verificare

Per spiegare come si produca il gas in due regioni distinte, gli autori propongono la presenza di due planetesimi, corpi solidi immersi nei detriti e in interazione con essi. La loro esistenza è una spiegazione dei dati, non la fotografia di due pianeti già identificati.

Le dimensioni possibili dipendono dall’orbita e dalla resistenza del materiale. Il corpo interno potrebbe essere paragonabile a un asteroide; quello esterno potrebbe arrivare alle dimensioni di Plutone o della Luna. Sono limiti ricavati dai modelli, non misure dirette di due mondi.

Che cosa racconta sul futuro del Sistema solare

Come ricorda la presentazione dell’INAF, una stella simile al Sole, nelle fasi finali della sua evoluzione, si espande e perde gli strati esterni. I corpi rocciosi sopravvissuti possono frammentarsi e alimentare dischi di detriti intorno alla nana bianca rimasta.

Anche i due anelli mostrano composizioni diverse: il gas esterno è più povero di magnesio rispetto a quello interno. Potrebbero derivare da corpi differenti oppure da parti diverse di uno stesso corpo originario. Lo studio su Nature Astronomy aiuta così a ricostruire possibili epiloghi dei sistemi planetari, senza stabilire in dettaglio quale sarà il destino del nostro.

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