Una coppia di stelle conserva le tracce di un lungo scambio di materia: una compagna ormai leggerissima e una pulsar che ruota centinaia di volte al secondo. Gli astronomi ne hanno ricostruito la storia unendo segnali radio e immagini di Hubble.
Per capire il passato di due stelle, a volte bisogna cercare ciò che una ha lasciato all’altra. È il caso del sistema NGC 362D, al centro di una ricerca guidata da INAF e Università di Bologna. La notizia, ripresa da ANSA il 18 ottobre, riguarda un risultato presentato dall’istituto di astrofisica il 30 settembre e pubblicato su Astronomy & Astrophysics Letters.

La coppia di stelle che ha cambiato ritmo
La pulsar è una stella di neutroni in rapidissima rotazione. Come spiega INAF, per milioni di anni la sua compagna le ha ceduto materia. Insieme alla massa è passato anche momento angolare: il processo ha accelerato la rotazione della stella di neutroni, fino a farne una pulsar millisecondo.
La donatrice, invece, ha perso progressivamente gli strati esterni. Ciò che resta è una proto-nana bianca di elio, ancora nella fase che precede il normale raffreddamento. Secondo i ricercatori, è la più giovane compagna di questo tipo finora identificata accanto a una pulsar millisecondo.
Il segnale radio ha indicato dove cercare
Il radiotelescopio MeerKAT, in Sudafrica, ha permesso di individuare e caratterizzare la pulsar nell’ambito del progetto TRAPUM. Conoscere la posizione ha reso possibile cercare la compagna, molto più debole, negli archivi di Hubble.
Le immagini utilizzate erano state raccolte tra il 2006 e il 2016, in nove filtri diversi. Il caso mostra come osservazioni effettuate anni prima possano acquistare un nuovo significato quando vengono confrontate con altri dati.
Una stella leggerissima e un indizio nell’ultravioletto
Lo studio firmato da Greta Ettorre e colleghi stima per la compagna una massa pari a circa 0,18 volte quella del Sole. Il confronto con i modelli evolutivi indica che il trasferimento di materia sarebbe terminato circa 600 milioni di anni fa: recente nei tempi dell’evoluzione stellare.
Resta un indizio da interpretare. La radiazione ultravioletta risulta più debole del previsto e potrebbe essere attenuata da materiale residuo attorno alla stella. È una spiegazione compatibile con i dati, che gli autori mantengono sul piano dell’ipotesi.
Questa rara coppia di stelle offre così un banco di prova per riconoscere le prime fasi successive al «riciclo» di una pulsar. Anche le tracce dello scambio ormai concluso possono aiutare a leggere correttamente altri sistemi simili.





