Il coccodrillo della Sfinge ha 45 milioni di anni: cosa rivela il fossile

Il «coccodrillo della Sfinge» visse circa 45 milioni di anni fa. Un nuovo studio ha cambiato la classificazione di un fossile egiziano già noto da quasi un secolo, facendo emergere un curioso legame con il monumento di Giza.

Un cranio antico, una punta del muso mancante e la stessa formazione geologica della Grande Sfinge: sono gli ingredienti della storia di Herugavialis cairensis, un coccodrillo estinto tornato all’attenzione dei ricercatori. La notizia, ripresa da ANSA il 18 ottobre, nasce da un lavoro pubblicato il 7 ottobre 2026 su Royal Society Open Science.

Veduta illustrativa della Grande Sfinge di Giza e di una piramide sullo sfondo
Veduta illustrativa della Grande Sfinge di Giza, generata con IA per CheNews.

Perché viene chiamato «coccodrillo della Sfinge»

Il fossile proviene dalla Formazione Mokattam, in Egitto, la stessa formazione rocciosa da cui fu ricavata la Sfinge. Il collegamento riguarda dunque la geologia: l’animale appartiene a un passato enormemente più remoto rispetto alla civiltà che scolpì il monumento.

C’è poi una coincidenza che ha suggerito il nome ai ricercatori: al cranio manca l’estremità del muso, un particolare che richiama il celebre naso assente della Sfinge. Come spiega University College London, il nome Herugavialis rende omaggio a Heru, la divinità egizia conosciuta anche come Horus.

Il cranio era stato descritto già nel 1927

La parte più sorprendente è che il reperto era conosciuto da tempo. Conservato al Museo di storia naturale di Stoccarda, il cranio era stato descritto da Lorenz Müller in uno studio del 1927. Allora l’animale fu classificato come Tomistoma cairense.

La ricerca guidata da Paul Burke ha riesaminato quella classificazione. L’abstract dello studio precisa che gli autori hanno istituito un nuovo genere, Herugavialis, nel quale collocare la specie già descritta. La novità scientifica è quindi una revisione dell’identità e delle parentele del fossile.

La tomografia ha permesso di guardare dentro il fossile

Per confrontare il reperto con altri coccodrilli, il gruppo ha utilizzato anche la tomografia computerizzata. L’esame ha reso accessibili dettagli dell’anatomia interna del cranio, affiancando le osservazioni delle strutture esterne.

Le differenze anatomiche, insieme all’analisi delle relazioni evolutive, hanno portato a separare il fossile dal genere del falso gaviale attuale, Tomistoma schlegelii. Un muso lungo e sottile può suggerire una somiglianza; per ricostruire l’albero genealogico, però, servono molti altri indizi.

Un Egitto antico molto diverso da quello che immaginiamo

Secondo la presentazione della ricerca diffusa dall’ateneo britannico, questi coccodrilli vivevano in ambienti marini poco profondi che occupavano parti dell’attuale Egitto. Anche altre forme di gaviali abitavano la regione.

Il reperto racconta così due storie: quella di un paesaggio scomparso e quella di una collezione museale capace di fornire nuove risposte. La sua curiosa somiglianza con la Sfinge offre un punto di partenza immediato per avvicinarsi a un passato misurato in milioni di anni.

Gestione cookie