Perché il cervello è attratto dai cibi dolci e grassi? La risposta che non ti aspetti

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Quando si mette in campo una dieta si cerca di stare attenti ai cibi dolci e grassi. Questi, però, sanno essere molto attraenti per il nostro cervello. Come mai? La risposta potrebbe sorprendere.

L’alimentazione incide in maniera molto profonda sul nostro organismo. Ci sono certi alimenti che riescono, più di altri, ad avere un potere attrattivo fortissimo nei confronti del nostro cervello. Questo atteggiamento, però, non è sempre positivo e porta a valutare attentamente le situazioni.

Cibi dolci e grassi
Fonte foto: Adobe Stock

Quando si parla di cibi dolci e grassi lo si fa con la consapevolezza che questi fanno gola alla maggior parte delle persone. Sono alimenti che sia visivamente che al palato sanno regalare un’esperienza unica. Anche se, come ben sappiamo, le diete sconsigliano in maniera ferma di assumerli con una certa frequenza.

Seguire un certo regime alimentare concede al nostro organismo tanti benefici. Anche quando siamo attanagliata dalla stanchezza mentale l’alimentazione può fare la differenza. Se alcuni prodotti aiutano il cervello, altri possono creare una sorta di dipendenza. Infatti, mangiare cibi dolci e grassi portano ad aumentare, nel nostro cervello, i livelli di dopamina. Innescando una serie di situazioni non proprio positive.

Perché il cervello richiede cibi dolci e grassi? La dopamina cambia tutto

La richiesta del nostro cervello verso i cibi dolci e grassi è dovuta all’innalzamento dei livelli di dopamina. Quest’ultima è un neurotrasmettitore che viene prodotti in diverse zone del cervello e svolge varie funzioni importanti. In questo specifico caso ci si lega a discorsi come ricompensa e motivazione.

La dopamina salta fuori quando si parla di avere rapporti intimi, ascoltare della musica che ci piace oppure mangiare alimenti che sono decisi e saporiti. Tutti questi scenari conducono poi ad un’alta produzione di dopamina.

Se l’aumento di questo neurotrasmettitore è legato a ricompensa e motivazione. L’abbassamento conduce la persona a sentirsi giù, con tutti gli stati d’animo negativi che ne seguono. Come abbiamo detto, per l’aumento il cibo deve essere saporito. Sia il dolce che il salato che il grasso sono sapori attraenti e riescono a sedurre il cervello e il nostro palato.

Un aspetto negativo è che la dopamina non può essere accumulata al nostro interno. Con il passare del tempo può innescare, come riportato da Focus.it, una certa “dipendenza” dai prodotti che ne permettono il suo innalzamento e, di conseguenza, regalano un certo benessere momentaneo. Con l’aumento della quantità che si consuma, la dopamina cala per quel alimento. Ed è il motivo che sentiamo internamente la necessità di consumare sempre più una maggior quantità.

Dunque, la risposta è che bisogna essere cauti con i cibi saporiti. Si potrebbe arrivare a mangiare sempre più innescando aspetti alquanto negativi.