Smart working, conviene veramente? Attenzione al caro bollette

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Con i costi energetici sempre più alti, si fa spazio nuovamente l’idea Smart working. Questa, però, con i rincari potrebbe gravare sulle spese dei cittadini. Vediamo a cosa stare attenti.

La situazione economica generale non è delle più facili. Prima la pandemia poi il conflitto tra Ucraina e Russia che ha portato l’inflazione a dati allarmanti. I costi energetici, quindi, stanno sempre più aumentando. Tale ragione ha spinto a ritornare a parlare di Smart working. Ma lavorare da casa potrebbe non convenire.

smart working bollette
Fonte foto canva

L’Italia, rispetto agli altri Paesi, ha dato il via libera al ritorno in ufficio. Il numeri di dipendenti che sono ritornati sono più alti rispetto alle altre nazioni. Ma, ora, con i costi energetici sempre più alti si chiede il ritorno del lavoro a casa. Proprio per permettere un certo risparmio per le aziende e le pubbliche amministrazioni.

Lo smart working, però, ha bisogno di strutture che sostengano il giusto lavoro. Se n merito ci sono bonus pc e internet senza ISEE diverso è il discorso per contrastare gli aumenti in bolletta. Per questo motivo, la strada per il lavoro da casa non è proprio semplice da attuare. Andiamo a vedere la situazione attuale.

Smart Working, la bolletta incide: qual è la situazione italiana?

Come anticipato, l’Italia ha fatto tornare in ufficio tantissimi dipendenti. Ora, però, i costi energetici stanno avendo un impatto anche sulle imprese. Cosa che ha portato Asstel ad essere in prima linea sulla soluzione rappresentata dallo smart working. Nello specifico, l’associazione ha sottolineato di come il lavoro da casa potrebbe ridurre la domanda energetica.

Tiziana Cignarelli, segretaria generale della Flepar e di Codirp ha richiesto un emendamento per permettere il ritorno del lavoro da casa. Per la segretaria generale, lo smart working sarebbe molto utile per contrastare questa emergenza e il caro bollette.

Se da una parte c’è il sicuro risparmio delle imprese, si parla di una percentuale compresa tra il 30 e il 50%, dall’altra i lavoratori consumerebbero di più. Ragion per cui, con tale scenario si chiederebbe all’esecutivo di mettere in atto un bonus per le spese energetiche. Cosa che permetterebbe di lavorare da casa senza il peso della bolletta della luce.

Tale svolta, però, dispiacerebbe agli italiani. Secondo un’indagine condotta dalla Ranstad Reserch, il nostro Paese si è progressivamente allontanato dal lavoro da casa. Su 8,3 milioni da remoto, solo un terzo lavora almeno una volta a settimana da casa. Rispetto, ad esempio, ai 12,2 milioni segnalati nel 2020. Numeri completamente differenti rispetto agli altri Paesi che gradiscono, e non poco, il lavoro agile.

Insomma, pare che questo argomento possa venir approfondito nelle prossime settimane. Da settembre, però, si sono avute nuove regole per lo smart working. Un leggero passo indietro rispetto al passato.