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<p><strong>Il web è terreno in cui tutti possono dire tutto. Ora, però, bisogna stare attenti ad un termine in particolare. Così si è espressa la Cassazione.</strong></p>
<p>L&#8217;avvento di <strong>internet</strong> e del <strong>web</strong> ha portato una più ampia capacità comunicativa. Ora, tramite i social, tutti possono parlare con chiunque. Dietro un account è possibile commentare contenuti dei personaggi noti fino ad arrivare a discutere di vari argomenti. Se, da una parte, tale cosa è certamente positiva dall&#8217;altra nasconde delle insidie.</p>
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<figure id="attachment_174457" aria-describedby="caption-attachment-174457" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="wp-image-174457 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2022/04/Web-termine.jpg" alt="Web, termine" width="1280" height="720" /><figcaption id="caption-attachment-174457" class="wp-caption-text">Fonte immagine: AdobeStock</figcaption></figure>
<p>Suoi <strong>social</strong>, sui <strong>forum</strong> e su piattaforme di questo tipo, molti si nascondo dietro l&#8217;anonimato. Cosa che porta, in certi casi, a leggere termini abbastanza <strong>fuoriluogo</strong>. Il tema degli haters, ad esempio, è davvero molto attuale e sentito. Per questo motivo, certi commenti lasciando moltissimi utenti senza parole.</p>
<p>Ora, però, a pronunciarsi in merito ad un termine molto usato ultimamente è stata la <strong>Cassazione</strong>. La corte, infatti, ha voluto bandire dal web un determinato termine. Mettendo, così, in guardia tutti gli utenti che quotidianamente scrivono sul web. Inoltre, soprattutto se usato in una specifica circostanza comporterebbe<strong> reato di diffamazione aggravata</strong>. Andiamo a vedere insieme di quale termine si tratta e cosa si rischia.</p>
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<h2>Web, bandito il termine &#8220;bimbomin*ia&#8221;: la sentenza della Cassazione</h2>
<p>In questi anni, sul web abbiamo visto tantissimi termini che hanno lasciato tutti perplessi. In questo caso, la Cassazione è stata chiara ed ha parlato di <strong>diffamazione a mezzo stampa per l&#8217;offesa su internet</strong>. Nel mirino, a tal proposito, è finito il termine &#8220;<strong>bimbomin*ia</strong>&#8220;. Questo, quindi, non potrà essere più usato sui social. E, <strong>spiega la Corte</strong>, che il termine è usato per definire una persona con un quoziente intellettivo sotto la media. Di fatto, per la Corte l&#8217;utilizzo di tale epiteto non ha la copertura del <strong>diritto di critica</strong>.</p>
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<p>La situazione si aggrava, come riportato dalla Suprema Corte, se il termine viene utilizzato in un <strong>gruppo con oltre duemila iscritti su Facebook.</strong> In quel caso scatta il <strong>reato di diffamazione aggravata</strong>. Come riportato da Sky, la sentenza ha visto protagonista l&#8217;animalista trapanese <strong>Enrico Rizzi</strong>. L&#8217;uomo, infatti, ha ricevuto proprio tale offesa.</p>
<p>Lo stesso Rizzi, in passato, è stato condannato dalla Cassazione dopo le offese rivolte a <strong>Diego Moltrer</strong>. Quest&#8217;ultimo, Presidente del consiglio regionale. Dopo la sua morte, Rizzi usò dei termini come &#8220;<strong>vigliacco</strong>&#8221; e &#8220;<strong>assassino</strong>&#8221; per via della sua passione per la caccia. Questa volta, è stata un&#8217;amica di Moltrer a definire Rizzi come un &#8220;<strong>bimbomin*ia</strong>&#8220;. La donna ha utilizzato il termine proprio in un gruppo Facebook con all&#8217;interno 2297 iscritti.</p>
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<p>Insomma, pare proprio che questo termine dovrà essere messo da parte. Questo era nato per indicare un <strong>utente infantile</strong> e <strong>con scarsa cultura</strong>. Ora, però, la Cassazione è stata chiara e utilizzarlo costituire reato.
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