Conto cointestato, a chi appartengono davvero i soldi? Occhio al particolare

A chi appartengono i soldi quando si parla di conto cointestato, vi sono cambiamenti? Dettagli e di che cosa si tratta.

Conto cointestato, occhio al particolare: a chi appartengono i soldi?
Denaro (fonte foto: loufre from Pixabay)

Quando si parla di argomenti ed elementi economici importanti, come ad esempio del conto cointestato, vi è da parte di molti grande interesse ed attenzione nonché curiosità ne conoscerne maggiori dettagli al riguardo: di che si tratta in particolare?

Nel caso dei conto cointestato, questi generalmente sono stipulati tra due persone sposate o tra componenti del medesimo nucleo familiare, o ancora tra soggetti, fisici e giuridici di una società.

Si tratta di qualcosa di diffuso e utilizzato da molti, una possibilità che permette agli eventuali interessati di avere accesso e di poter compiere operazioni sullo stesso conto, come spiega Il Giornale.

Proprio Il Giornale analizza tale modalità nel dettaglio, spiegando che il conto cointestato è tale nel caso in cui venga stipulato un contratto tra le parti interessate e l’istituto bancario over si è deciso di aprirlo. Ciò, fermo restando che nessuno dei soggetti in questione dovrebbe avere più del 50% della titolarità del deposito.

Il Giornale sottolinea dunque che occorre prestare attenzione poiché, qualora i versamenti arrivassero soltanto da uno dei firmatari, l’Agenzia delle Entrate potrebbe procedere e competere dei controlli al fine di comprendere quale sia la situazione e di chi siano i soldi in questione.

Conto corrente cointestato, di cosa si tratta?

Quando si parla del conto corrente cointestato, spiega Il Giornale, si fa riferimento ad una opzione legata alla gestione del denaro e delle spese, il cui tipo di contratto viene regolamentato dal Codice Civile, art. 1854.

A tal riguardo, riporta il Giornale, qualora vi sia un conto intestato a diverse individui “con facoltà per le medesime di compiere operazioni anche separatamente, gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto”.

Diversi sono i tipi di Conto Corrente a tal riguardo, come quello a firma disgiunta che consente l’operazione sullo stesso da parte tutti i soggetti, o quello a firma congiunta, che al fine delle operazioni richiede la presenza di tutti i cointestatari.

Così come vi è anche un’altra forma che prevede l’accordo tra gli interessati inserito a quali operazione necessitino della firma congiunta o meno. Ad occuparsi e stabilire la condotta dei soggetti che cointestano un conto è Il Codice Civile, spiega Il Giornale, con gli articoli 1298 e 1954 a proposito della condotta interna tra gli intestatari e i rapporti esterni inerenti all’istituto di credito.

Quando si apre un conto cointestato, in aggiunta, vi potrebbero essere alcuni situazioni quali ad esempio il passaggio dei soldi tra i cointestatari qualora avvenisse la morte di uno di loro, ma anche fattispecie inerenti al divorzio o al pignoramento.

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Conto cointestato, il focus

Il Giornale, che si è occupato come detto di approfondire alcune tematiche legate al conto cointestato, spiega che le suddette particolari avrebbero spinto la Cassazione ad esprimersi, modificando la relativa impostazione.

In seguito all’ord. n° 25684 del 22 settembre 2021, la Suprema Corte di Cassazione sarebbe intervenuta, si legge, sul principio secondo cui il denaro versato su un conto corrente cointestato sia, de jure, in comproprietà in parti uguali tra i soggetti cointestatari.

Viene spiegato che dopo un controllo che sarebbe stato fatto da parte dell’Agenzia delle Entrate inerente due coniugi, sarebbe nata tale ordinanza. L’agenzia avrebbe ritenuto che quanto versato dalla moglie e poi prelevato, si legge ancora, dovesse essere tassato in capo al marito imprenditore, poiché non avrebbe costituito una donazione al coniuge del 50% delle cifre per il semplice fatto di avere un CC cointestato.

Intervenuti sul caso, i giudici avrebbero dato ragione alle Entrate, e avrebbero definito, nel caso specifico, che qualora la provenienza sia chiara soltanto da uno dei due soggetti che sono cointestatari, l’accensione di un conto corrente non presupporrebbe l’opzione secondo cui quelle quote non siano soggette a tassazione Irpef.

Si legge ancora: “Il versamento di una somma di denaro da parte di un coniuge su conto corrente cointestato all’altro coniuge non costituisce di per sé atto di liberalità.” Inoltre, si legge quindi che la Cassazione avrebbe dunque deciso che il denaro depositato sia di proprietà di chi ha avuto modo di versarli e che appartiene chi poi poi ne fa uso mediante prelievi e spese varie.

Dunque, le somme diventando tassabili rispetto all’Irpef poiché andrebbero a fare cumulo al proprio reddito imponibile.

In ogni caso ed a prescindere da tutto, è opportuno approfondire tale tematica, al pari di altre, consultando gli esperti del settore e gli specialisti, al fine di poter ottenere informazioni approfondite, nozioni su casistiche, possibilità diverse e quant’altro.