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<p><strong>Il pane può essere oggetto di una &#8220;truffa&#8221;. Tutto si riferisce sia all&#8217;etichetta ma anche al confezionamento. Ecco a cosa fare attenzione.</strong></p>
<figure id="attachment_161236" aria-describedby="caption-attachment-161236" style="width: 1190px" class="wp-caption alignnone"><img class="wp-image-161236 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2021/11/Pane-truffa-AdobeStock.jpg" alt="Pane, truffa (AdobeStock)" width="1200" height="800" /><figcaption id="caption-attachment-161236" class="wp-caption-text">Pane, truffa (AdobeStock)</figcaption></figure>
<p>Uno dei prodotti più noti della cucina italiana è il <strong>pane</strong>. Questo può essere mangiato in vari modi. Si può acquistare sia in <strong>panetteria</strong> che al <strong>supermercato</strong>. Ma anche lui è oggetto di una particolare &#8220;<strong>truffa</strong>&#8220;. Queste perché esiste sia quello <strong>fresco</strong> sia quello <strong>precotto</strong> o <strong>surgelato</strong>.</p>
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<p>Come avrete capito, la &#8220;truffa&#8221; si nasconde nell&#8217;omettere che il prodotto sia surgelato. Questo perché, il pane precotto va confezionato con la dovuta etichetta con <strong>dicitura</strong> &#8220;<strong>ottenuto da pane parzialmente cotto surgelato</strong>&#8221; o &#8221; <strong>ottenuto da pane parzialmente cotto</strong>&#8220;. Anche perché ci possono essere nei supermercato dei servizi self-service in cui il cliente si gestisce da solo.</p>
<p>Queste regole sono state sancite dal <strong>Consiglio di Stato</strong>. Le regole sono chiare e sottolineano come i consumatori devono essere a conoscenza delle caratteristiche del prodotto. Come riportato da <em>investireoggi</em>, un caso ha fatto scuola. Andiamo a vedere il caso di <strong>Gallipoli</strong> avvenuto nel <strong>gennaio del 2020</strong>.</p>
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<h2>La &#8220;truffa&#8221; del pane: il caso Gallipoli</h2>
<p>Come abbiamo precedentemente detto, il prodotto precotto o surgelato deve essere confezionato con la dovuta <strong>etichetta</strong>. Va separato dal quello fresco. Nel caso non fosse possibile la cottura può essere terminata anche in negozio. Ma con il doveroso rispetto delle <strong>norme igienico-sanitarie</strong>.</p>
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<p>Il caso di cui si è discusso è avvenuto a Gallipoli. I Nas sono intervenuti sequestrando ben <strong>23 chili di pane precotto</strong>. Il prodotto non era confezionato e il cliente poteva imbustarlo autonomamente. La motivazione è stata, appunto, quella del <strong>mancato preconfezionamento</strong>. Questo ha portato la questione in tribunale, dove la terza sezione del <strong>Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della società</strong>. Nella sentenza si sottolineava proprio la dicitura prima descritta.</p>
<p><a href="https://www.chenews.it/2020/11/12/gianni-bernardinello-fornaio-covid/"><strong>LEGGI ANCHE >;>;>; Addio al fornaio che regalava il pane durante il lockdown: aveva il covid</strong></a></p>
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<p>La sentenza è stata fondamentale per cambiare le carte in tavola. Come riportato da <em>quifinanza</em>, <strong>i clienti non troveranno più diversi tipi di pane sfuso</strong>. Se ci dovessero essere ancora dei casi, i titolari del supermercato rischierebbero <strong>grosse sanzioni</strong> e la <strong>sospensione</strong> dell&#8217;attività.
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