Terremoto nel mondo degli invalidi civili: assegno Inps solo a chi è disoccupato

Un vero e proprio terremoto in seguito all’annuncio dell’Inps di “tagliare” l’assegno per i disabili a chi svolge una qualsiasi mansione lavorativa.

Assegno Inps Disabili

Le persone affette da disabilità parziale, in parte quindi ancora abili al lavoro, sono nel pieno di una vera e propria “tempesta perfetta”.

O forse sarebbe meglio dire che si trovano a un bivio.

La notizia dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale scuote i cittadini italiani. Sono tantissimi coloro i quali, in queste ore, si rivolgo al mondo dell’associazionismo che tutela i disabili. Oppure cercano di dialogare con il proprio ufficio Inps di competenza, per comprendere fino in fondo quello che sta accadendo.

Assegno Inps ai disabili: in atto un vero e proprio terremoto, scopriamo cosa succede

Siamo di fronte a quello che si prospetta, senza esagerazioni, come un cambiamento epocale. Per quanto riguarda la disabilità parziale, era sempre possibile, infatti, un certo livello di tollerabilità da parte dell’Inps. Ci riferiamo alla possibilità di svolgere attività lavorativa extra. Non è mai stato previsto, infatti, di negare una seppur minima indennità anche a chi fin ora ha svolto lavori saltuari. Ovviamente sono sempre state in vigore delle regole precise, che adesso però sembrano essere andate letteralmente “a farsi benedire”. La persona interessata dall’assegno di indennità per la sua delicata situazione di disabilità poteva percepire fino a 400 euro nell’ambito di attività lavorative “riconosciute”. E nel contempo poteva percepire ugualmente un assegno Inps.

Siamo di fronte, anche, a quello che i movimenti di categoria definiscono anche come un pericoloso “paradosso normativo”. Una situazione a prova di bomba che rischia di minare ancora di più la serenità dei disabili. E soprattutto di aumentare la loro difficile condizione di emarginazione.

Le associazioni di disabili insorgono: un paradosso normativo

Finora l’assegno era stato erogato agli invalidi parziali (dal 74% al 99%) solo se il loro reddito personale non superava i 4.931 euro all’anno.

In questi ultimi giorni le associazioni di categoria, come si racconta sul quotidiano on line Today.it, sono state subissate di telefonate di disabili che si trovano di fronte a un “pericoloso bivio”.

Esempio lampante è la storia di un giovane portatore di handicap che riesce comunque a portare a casa 400 euro al mese svolgendo quotidianamente le mansioni di rider. Sommato all’assegno di indennità, se non ci sono da pagare affitti e si vive a carico di altri familiari, tutto sommato si può condurre una vita “alle soglie della sopravvivenza”.

Tagliato l’assegno Inps ai disabili lavoratori

Nel momento in cui viene a mancare la base lavorativa, dicono i vertici dell’associazione Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), a molti, moltissimi disabili converrà rimanere a casa e “accontentarsi” dei 280 euro mensili dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Basterebbero a mala pena per le sigarette, una pizza una volta al mese, forse due, con gli amici, e un aperitivo. Così racconta il ragazzo al mondo del web. Lo fa ammettendo che se non ci fossero i genitori non saprebbe a questo punto come sbarcare il lunario.

Se 600 euro al mese sono la soglia piena della povertà, 280 euro sono indigenza allo stato puro.

Assegno Inps ai disabili: che succederà adesso con la nuova normativa?

“Le persone con disabilità e loro famiglie si indebitano più degli altri dal punto di vista economico. La disabilità è un peso che grava sulle loro spalle anche da quel punto di vista e sappiamo benissimo che l’impoverimento economico porta ad emarginazione e segregazione. Dobbiamo sconfiggere questo fenomeno e cercare di dare pari dignità ed uguaglianza a coloro i quali più degli altri cittadini hanno bisogno”. Sono queste le parole dei vertici dell’associazione Fish, che di certo colpiscono al cuore l’opinione pubblica.

In queste ore, il mondo dell’associazionismo legato ai disabili, si è mobilitato e ha chiesto il sostegno del mondo politico nazionale. E soprattutto si è subito attivato per ripristinare la normativa Inps sull’assegno di indennità per chi svolge “lavoretti” che possano sostenere e corroborare la necessità di una esistenza dignitosa.

“Abbiamo avviato confronti sia con il ministro della disabilità Erika Stefani sia con lo stesso presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

Abbiamo cercato di elaborare un emendamento congiunto che potesse andare a incidere su una modifica della normativa della legge 118/1971 che ha istituito l’assegno di invalidità”. Queste le parole dei vertici della Fish.

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Una vera e propria storpiatura di una normativa che prima rasentava i limiti della comprensione e della dignità umana. Un cambiamento negativo che rischia di pesare come il peggiore dei colpi di mannaia per una categoria di soggetti fragili.

Quelli che oltre ai problemi di salute legati a una esistenza già complessa, devono fare i conti con una situazione economia che da difficile è diventata ai limiti della sopravvivenza.