“L’autista di Capri morto per il vaccino”: sul web è bufera

L’autista deceduto nell’incidente di Capri di ieri ha avuto un malore a causa del vaccino fatto due giorni prima? La strampalata ipotesi no-vax.

Minibus Capri (Twitter)
Vaccino – Minibus Capri (Twitter)

Emanuele Melillo aveva solo 33 anni. É deceduto la mattina del 22 luglio, mentre conduceva il suo minibus ATC tra le strade tortuose di Capri, a causa di un rovinoso incidente. Lascia la moglie, che aveva appena scoperto di essere incinta.

Un malore improvviso, gli è costato tutto: ha perso il controllo del mezzo nella zona di Marina Grande, scontrandosi con una ringhiera del tratto in salito della strada. L’autobus si è schiantato al suolo dopo diversi metri in caduta libera, lasciando l’autista stesso come unica vittima.

Una tragedia, che poteva assumere tratti ancor più drammatici. Una tragedia che meriterebbe silenzio, per la famiglia della vittima. Di sicuro, non meriterebbe le illazioni dei no-vax. Per questo motivo, la bufera mediatica che si sta scatenando su Twitter, capitolo di un’eterna guerra alla scienza che assume toni sempre più farseschi e spregiudicati, è inaccettabile.

L’inaccettabile ipotesi vaccino, uno sfregio alla vita di Emanuele

“NOTIZIA CERTISSIMA” è con queste parole, rigorosamente in caratteri cubitali che cominciano le decine di messaggi comparsi su Twitter nelle ultime ore. L’hashtag è finito addirittura in trend topic, seguendo gli anelli di quella che è una vera e propria catena social. Ad alimentarla, gruppuscoli di no-vax che intende combattere la propria crociata facendosi scudo di tragedie simili.

Le motivazioni di tante incrollabili e granitiche certezze e “dell’ipotesi vaccino”? “A Napoli ci conosciamo tutti e sappiamo tutto di tutti. Il ragazzo era un ragazzo sano. É stato il vaccino“. Infatti, 48 ore prima, Emanuele aveva ricevuto una dose del siero anti-covid di Pfizer-BioNTech. Sarebbe stato questo a provocargli quello che è stato probabilmente un infarto sopraggiunto con tragica fatalità.

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Non si può nemmeno commentare la scelleratezza di tali affermazioni. L’uomo, stando alle informazioni a disposizioni della stampa, recatosi regolarmente a lavoro, non aveva riscontrato alcuna sintomatologia dopo l’inoculazione, avvenuta tra l’altro troppo tempo prima rispetto al malore che gli è stato fatale. Si può solo provare vergogna e un pizzico di disprezzo per una battaglia ideologica che quantomeno non dovrebbe coinvolgere vita prematuramente e tragicamente spezzate.