Covid, potrebbe arrivare una pillola che “uccide” il virus

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:10

In Gran Bretagna si studia un modo alternativo per combattere il Covid. L’ultima idea è quella di una pillola antivirale.

Pillola per il Covid (AdobeStock)
Pillola (AdobeStock)

Il Covid sta distruggendo migliaia di vite ogni giorno. Purtroppo questa terribile infezione non si arresta e continua a progredire e mutarsi diventando sempre più aggressive. Proprio per questo gli scienziati stanno studiando soluzioni alternative ai vaccini. In particolare si cerca un farmaco che possa curare la malattia.

Anche in Italia nei mesi scorsi sono state fatte alcune “prove” per capire quali farmaci potessero avere un qualche effetto benefico sui malati di Covid. La notizia clamorosa però arriva in queste ore dall’Inghilterra dove è allo studio un antivirale capace di curare il virus.

Nuovi modi per combattere il Covid

L’idea è quella di trovare un farmaco capace di arrestare la progressione del Covid nella sua prima fase. Al momento si sta effettuando uno studio sull’antinfluenzale Favipiravir. Secondo quanto riportato dal Mirror, i dati dovrebbero essere disponibili nel giro dei prossimi 6 mesi. Insomma con una piccola pillola si potrebbe ridurre di molto la pressione ospedaliera che c’è in questo momento in tutto il mondo a causa del virus.

A Glasgow e a Londra è possibile sottoporsi al farmaco in via sperimentale per coloro i quali sono affetti dal coronavirus. Secondo uno studio inglese, qualora non riuscissimo a vaccinare l’85% della popolazione over-50 entro l’estate avremo una terza ondata devastante. Proprio per questo in Gran Bretagna si è deciso di dare un’accelerata anche per quanto concerne gli antivirali.

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L’idea è quella di distribuire le pillole di Favipiravir a tutta la popolazione nei prossimi mesi. Naturalmente solo qualora fosse dimostrata la sua efficacia contro il Covid. La speranza è di poter trovare finalmente un modo semplice per “uccidere” questo virus. Vedremo come evolverà la sperimentazione della pillola nei prossimi mesi. Negli scienziati inglesi però si evidenzia già un cauto ottimismo in merito alla questione.