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<p><strong>Alcuni ragazzi, stanchi del lockdown e di non poter più stare con gli amici, hanno trovato un ingegnoso modo per poterli rivedere.</strong></p>
<figure id="attachment_132469" aria-describedby="caption-attachment-132469" style="width: 640px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-132469" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2021/03/Oratorio-di-Biumo-varesenews-650x433.jpg" alt="Oratorio di Biumo (varesenews)" width="650" height="433" /><figcaption id="caption-attachment-132469" class="wp-caption-text">Oratorio di Biumo (varesenews)</figcaption></figure>
<p>Il lockdown ha letteralmente <strong>distrutto la socialità</strong> dei nostri ragazzi, che ora sono costretti a restare chiusi in casa senza avere contatti umani. Niente scuola, lavoro o università, ma soprattutto niente amici. La situazione sta letteralmente degenerando e nei prossimi anni il prezzo psicologico di questo stop potrebbe essere altissimo.</p>
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<p>Sin dal primo momento i ragazzi sono apparsi come i soggetti più &#8220;protetti&#8221; dal virus. I casi di contagio con sintomi tra i giovani è infatti sono bassi, ma a preoccuparli sono soprattutto i genitori. Essere asintomatico non vuole <strong>non essere contagioso</strong> e quindi tanti ragazzi hanno paura di diventare dei veicoli del virus per i propri cari.</p>
<p>Nell&#8217;oratorio di <strong>Biumo Inferiore</strong>, a Varese, però hanno trovato il modo di aggirare le regole previste dal lockdown per continuare a vedersi con gli amici. Al momento circa una 20ina di <strong>ragazzi tra i 16 e i 18 anni</strong> vivono insieme da oltre due settimane per tornare a condividere la quotidianità.</p>
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<p><a href="https://www.chenews.it/2021/03/24/niente-lockdown-pasqua-premier-chiede-scusa/"><strong>LEGGI ANCHE >;>;>; Niente lockdown a Pasqua: il Premier chiede scusa</strong></a></p>
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<h2>La bolla che sconfigge il lockdown</h2>
<p>Secondo quanto riportato da Varesenews l&#8217;idea sarebbe venuta a uno dei ragazzi, che avrebbe proposto a don Gabriele Colombo <strong>una bolla in stile NBA</strong>. La cosa è subito piaciuta al prete, che si è attivato per organizzare il tutto già da settembre scorso. Il progetto ha naturalmente seguito tutte le leggi vigenti.</p>
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<p>In particolare la Prefettura, entusiasta dell&#8217;idea, ha deciso di chiedere al CTS alcune delucidazioni per mettere in piedi <strong>il progetto senza alcuna illegalità e in piena sicurezza</strong>. I ragazzi dovranno sottoporsi ad un tampone in entrata e uno in uscita e dovranno restare in oratorio per almeno 14 giorni consecutivi (il tempo della quarantena). L&#8217;esperimento è andato così bene che si è deciso di prolungare la permanenza di un&#8217;altra settimana estendendola sino alla domenica delle Palme.</p>
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<p>I giovani però non sono di certo mandati allo sbando. In tutto <strong>sono 22 di cui 2 maggiorenni</strong> tra cui un educatore. La mattina pregano, poi colazione e DAD. Pranzo preparato da un cuoco che però si premura di non entrare in alcun modo in contatto con i giovani. In serata, invece, tutti insieme preparano la cena. Finiti i doveri scolastici inoltre, i giovani possono divertirsi con vari svaghi.</p>
<p>Come se non bastasse, i giovani collaborano insieme anche per la pulizia dell&#8217;oratorio e dei piatti e le stoviglie con cui mangiano. Naturalmente per questi ragazzi <strong>c&#8217;è tanto sport</strong> da poter fare vista la disponibilità di alcuni campi da gioco nella struttura. Inoltre questi adolescenti, per sdebitarsi dell&#8217;ospitalità, hanno anche aiutato la comunità in alcuni lavoretti.</p>
<p>Don Colombo ha poi raccontato che i giovani si sono pagati di tasca propria il tampone e hanno equamente <strong>diviso le spese</strong> di pasti e gestione del luogo in questi giorni. Il parroco in particolare ha sottolineato i tanti sorrisi dei ragazzi, felici finalmente di essere tornati insieme ai propri amici.</p>
<p>L&#8217;esperienza ha funzionato. Ora però, l&#8217;idea di don Gabriele è quella di rendere questa cosa più sistematica, così da <strong>permettere ai ragazzi di stare insieme</strong>. La speranza è che questo modello possa essere esportato anche nel resto d&#8217;Italia, creando piccole comunità di ragazzi.
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