Da che lato pende la politica di Mario Draghi? Il premier (forse) di centro

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Nell’eterna discussione tra destra e sinistra non è ancora chiaro da che lato pende la politica di Mario Draghi, l’uomo economico d’Europa 

Effettivamente rimane ancora poco chiara la visione politica di Mario Draghi. Se dal punto di vista economico, parliamo di un personaggio chiarissimo, l’uomo che ha sdoganato il concetto di “a qualunque costo”. L’uomo del bazooka economico. L’uomo della lotta strategica alla banca centrale tedesca, con sponda solida su Angela Merkel.

Quello che accadrà nel nostro Paese però assumerà delle connotazioni che politicamente potrebbero essere nuove per l’ex numero uno della BCE.  In passato sicuramente il rapporto del neo premier era stato solido con Silvio Berlusconi. Il Cavaliere nel 2005 lo ha nominato governatore della Banca d’Italia e poi, nel giugno del 2011, proposto per la guida della BCE.

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Da che lato pende la politica di Mario Draghi? Il premier (forse) di centro, oggi guarda a sinistra

E’ innegabile che nonostante il suo trascorso, oggi il destinatario del mandato del Presidente della Repubblica sia più orientato a guardare a sinistra che a destra. Infatti la maggioranza di cui ha bisogno in questo momento Mario Draghi trova i suoi numeri sicuramente nei partiti che componevano il vecchio esecutivo. Ciononostante il destino è beffardo, e il futuro è ancora tutto da definire per lui. Perché un uomo con storiche collaborazioni a destra, cerca sostegno a sinistra e lo ottiene dal solo e storico alleato Berlusconi.

Gli ostacoli che incontrerà Draghi saranno certamente legati ai programmi, e ai nomi. Provare a costruire una storicità, mantenendo alcune figure ovviamente potrebbe indispettire i suoi amici di centrodestra ma sarà inevitabile per portare a casa l’obiettivo principale: la costituzione di un esecutivo. Il grande premier non si potrà permettere di attaccare provvedimenti identitari del Movimento Cinque Stelle, come il Reddito di Cittadinanza. Potrà usare la sua figura super partes però per portare al dialogo la maggioranza su materie come il MES o le grandi opere che hanno segnato la rottura del dialogo nel Conte II.