Conte trema, o la pace o niente ter: Mattarella lo attende nelle prossime ore

In queste ore il premier Conte trema, le due strade a cui è costretto non lo entusiasmano. Anzi, il rischio di stravolgimenti in corsa potrebbe essere materializzarsi all’improvviso. 

La farsa sui responsabili ha prodotto solo una bella figuraccia. Ha fatto risorgere nomi vetusti della politica, e costretto il premier spalle al muro: Mattarella subito, e poi o la pace con Renzi o addio all’ipotesi ter. Ammesso, e non concesso, che l’ex premier decida di accettare la mano tesa dell’avvocato del popolo dopo il durissimo dibattito parlamentare (e non) di questi mesi.

Ironia della sorte è il tema su cui si sono scontrate le parti. Prima della pandemia, il governo scricchiolava sui provvedimenti legati al mondo della giustizia. Ed ora potrebbe essere proprio sulla relazione del guardasigilli che la maggioranza finta del senato potrebbe cadere. L’indigesta policy di Bonafede infatti aizzerà Iv, Azione, FdI, Fi e Lega, al punto da metterli tutti dalla stessa parte. Era serenamente impossibile immaginare che europeisti, socialisti e liberali, chiamati alla responsabilità da Conte, potessero sostenere un ministro giustizialista.

LEGGI ANCHE >>> Conte al colle, ma quando? Settimana decisiva. Spaventa Di Maio pilota

LEGGI ANCHE >>> Il Governo verso lo scontro decisivo, Berlusconi sta con Renzi

Conte trema, o la pace o niente ter: Mattarella lo attende nelle prossime ore. Intanto i possibili scenari

Il premier anche nei giorni scorsi ha aperto ad un ‘Conte ter’, ma solo di fronte alla costituzione di un nuovo gruppo, non prima. Tuttavia sembra tramontata, dato il plateale insuccesso, l’ipotesi di andare a caccia di altri transfughi (responsabili, costruttori, ecc.). Resta la necessità per Conte di trovare i voti con un dialogo con Matteo Renzi dopo il tentativo, fallito anch’esso, di arruolare i renziani senza Renzi.

Una parte del Pd chiede al premier di non chiudere a Renzi. Anche il ministro Boccia apre ad un dialogo con il senatore di Rignano rompendo quindi il mantra del “mai più con Renzi” finora ripetuto dai vertici del Pd, ma sottolineando “in questa crisi irresponsabile aperta da Iv non c’è alternativa a Conte premier”.

Il Movimento 5 stelle è contrario ad un ritorno dell’ex premier nell’alveo della maggioranza. Ieri Luigi Di Maio ha prima posto un veto a Renzi: “tra Conte e Renzi, scegliamo Conte”; ma poi ha drammatizzato il voto di giovedì: “è un voto sul governo” riconoscendo la necessità di allargare la maggioranza.

In questo scenario Forza Italia, rientrata in gioco sabato con Silvio Berlusconi con la proposta di un governo istituzionale, scommette sul fatto che nessuno voglia e possa andare al voto (al di là dei proclami) o tornare alla situazione del Conte bis e che premier, Pd e M5S non vogliano dipende dai voti renziani al Senato e preferiscano diluire il potere di veto di Iv con un governo Ursula.

Uno scenario, appunto, molto gradito agli azzurri. Si tratterebbe di un esecutivo sostenuto dai partiti che al Parlamento europeo hanno votato a favore della presidente della commissione Ursula Von der Leyen: il Pd, il M5s e Ppe di cui fa parte Forza Italia. Una alleanza che al Senato potrebbe contare su un’ampia maggioranza, circa 220 voti e metterebbe il governo al riparo da imboscate di ogni genere. Resterebbe, ai vertici dei cinque stelle, l’onere di spiegare alla propria base che il Movimento vota insieme a Berlusconi.