Quanto è facile evadere da Rebibbia: scavalca il muro e se ne va

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:42

Un’altra evasione dal carcere romano di Rebibbia. Fugge un uomo di 41 anni che deve scontare ancora sei anni. Le polemiche.

manolo gambini evade
l’evaso (fonte web)

La storia che si ripete: detenuti che fuggono dal carcere di Rebibbia con estrema semplicità e dall’unico posto in cui è possibile, il muro. Scavalcano in un posto che dovrebbe essere sorvegliato a vista, e passano dall’altra parte dove non ci sono celle ma la libertà. Momentanea, almeno.

Si tratta della seconda evasione avvenuta in pochi mesi nel carcere capitolino. L’ultima a inizio giugno, erano fuggiti Davad Zukanovic, 40 anni, e Lil Ahmetovic, 46 anni, cugini di etnia rom, arrestati dopo circa due settimane di fuga. Sì, perché poi gli evasi li prendono quasi sempre, specie se questi non hanno aiuti al di fuori delle mura. Ma l’offesa alle istituzioni resta, anzi la beffa.

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Quanto è facile evadere da Rebibbia: scavalca il muro e se ne va, lìallarme della Polizia Penitenziaria

Lo stato delle carceri italiane resta quello degli ultimi decenni: sovraffollamento e personale sotto organico. Un mix esplosivo al quale da qualche mese si deve aggiungere l’emergenza covid. Ieri è scappato da Rebibbia, Manolo Gambini, 41 anni. “L’allarme è scattato verso le ore 16.10 odierne (ieri ndr) dalla sala operativa della Casa di Reclusione romana di Rebibbia, da dove un detenuto italiano è riuscito a evadere. Non è ancora chiara la dinamica dell’evento, ma di nuovo mette a nudo l’emergenza penitenziaria che si combatte quotidianamente su più fronti e per la cui risoluzione sono indispensabili interventi urgenti, tangibili e incisivi”. A commentare l’evasione è stato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria.

Come abbiamo denunciato più volte – ha continuato il dirigente – l’emergenza connessa alla pandemia da coronavirus nelle carceri, caratterizzata anche dalle rivolte del marzo dello scorso anno si è andata a sommare all’emergenza preesistente da tempi remoti e fatta di inefficienze strutturali, carenze e inattualità tecnologiche, deficit organizzativi e, soprattutto, dell’inadeguatezza delle dotazioni organiche della Polizia penitenziaria che, secondo uno studio condotto dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ammonta a oltre 17mila unità”.

In esito a quest’ennesimo evento negativo che ancora una volta evidenzia le falle del sistema carcerario – conclude De Fazio -, le quali evidentemente compromettono la validità di tutto il processo di esecuzione penale, non possiamo che chiedere nuovamente alla politica, che appare più impegnata in logiche di spartizione e guerre di potere, e al Governo, qualunque esso sia, misure eccezionali per sostenere le carceri e coloro che vi operano, i quali da troppi anni conducono senza adeguato supporto una battaglia aperta su più fronti, non solo quello sanitario”.