Malasanità in Calabria, muore dopo una setticemia trattata come Covid

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:37

Nuovo caso di malasanità in Calabria. E’ deceduto in ospedale Maurizio Frana, un 51enne vittima di setticemia trattato come Covid.

Gli operatori dell’ospedale avrebbero trattato il caso come un sospetto caso di Coronavirus, per poi scoprire la sua negatività. In queste ore i familiari della vittima, su tutti il fratello Massimo Frana ha deciso di andare a fondo.

“Non so se i ritardi siano stati incisivi sulla morte di mio fratello ma probabilmente se si fosse intervenuti per tempo probabilmente l’epilogo sarebbe stato differente e non sarebbe rimasto vittima di una semplice infezione e quindi di malasanità“, scrive nella querela.

Secondo quanto spiegato dal fratello, Maurizio sarebbe arrivato all’ospedale dopo le 9 prima di essere sistemato nella tenda Covid in attesa di conoscere l’eventuale infezione. Successivamente, alle 17,30 sarebbe stato trasferito a Reggio Calabria per sospetto Covid.

All’esito negativo del tampone, sarebbe stato portato al Pronto Soccorso dove è deceduto per setticemia.

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Malasanità in Calabria, muore dopo una setticemia trattata come Covid. L’uomo era già risultato negativo una volta

L’appello verso le istituzioni è arrivato anche a mezzo social. Massimo, il fratello di Maurizio Frana, il 51enne deceduto in ospedale, ha scritto un lungo post su facebook rivolto al sindaco del suo comune Marco Policaro.

L’uomo, distrutto dagli eventi, ricorda che il fratello “aveva subito, sempre nell’Ospedale di Polistena, un intervento ad una gamba nel mese di luglio e in quel caso gli era stato eseguito il tampone, con esito negativo. Poiché l’intervento sembra non fosse andato nel migliore dei modi, Maurizio aveva subito un nuovo intervento a settembre e un nuovo tampone con esito sempre negativo. Si recava a seguito dell’intervento pressoché quotidianamente nell’Ospedale di Polistena per essere medicato. Nonostante ciò, Maurizio si lamentava con mia sorella di fortissimi dolori alla gamba, con emissione di pus e sangue lì dove avevano praticato l’incisione”.

“Per setticemia – conclude Massimo Frana – si moriva ancora nell’Ottocento. Non lascerò nulla di intentato per individuare e colpire possibili responsabilità”.