Boom di contagi in Veneto: il presidente Zaia spiega perché è accaduto ciò

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:06

Difficile la situazione in Veneto. Interviene il Presidente della regione Luca Zaia a spiegare il perché di questo boom di contagiati.

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Più di 2.000 nuovi casi giornalieri nella regione Veneto, un numero alquanto preoccupante che tiene banco ormai da mesi. Interviene così in un’intervista il Presidente della Regione Luca Zaia, parlando della motivazione per il quale il Veneto ha registrato un così alto boom di contagiati.

Introduce la modalità di effettuare i test: “Noi facciamo moltissimi tamponi rapidi, che però non vengono inclusi nelle statistiche. Il Veneto ha una macchina iper organizzata. Da noi tutti i pazienti sono presi in carico e vengono curati. In questo preciso istante nella nostra Regione, oltre a 3400 pazienti Covid ricoverati, ci sono quasi 8mila pazienti non Covid.

Un pensiero poi a tutti i medici e gli operatori socio-sanitari: “Grazie a professionisti eccezionali che non smetterò mai di ringraziare, stiamo continuando a curare i pazienti oncologici, e per di più quest’anno chiuderemo anche con un aumento dei trapianti rispetto agli anni precedenti. Non bisogna abbassare la guardia, non voglio assolutamente minimizzare. La pressione ospedaliera c’è. Ma non si può certo dire che abbiamo una sanità al collasso e che non riusciamo a curare i malati”.

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Parole dure poi nei riguardi della categorizzazione stagionale del virus: “Finiamola intanto con questa distinzione tra prima, seconda e terza ondata, ormai abbiamo capito che il virus c’è e ci accompagna nella nostra vita. Il virus è mutato. In Veneto si sono trovate al momento 8 mutazioni, tra cui la variante inglese.”

“E ovviamente ogni variante ha un quadro clinico peculiare. Per esempio la variante inglese, da quello che sappiamo non presenta quadri clinici più importanti, risulta essere però molto più contagiosa. Questa infezione autunnale è partita quasi 20 giorni prima”

“Nella prima fase dell’emergenza eravamo senza dispositivi, senza test. Nella prima fase della pandemia facevamo 2mila test al giorno oggi ne facciamo 60mila. Non facevamo tamponi in maniera aggressiva per il personale ospedaliero, per i pazienti, per i dipendenti delle case di riposo e per gli ospiti, come facciamo oggi.”