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<p><strong>La donna, prima di entrare nell&#8217;Arma, era stata approcciata sul web da un sedicente aspirante carabiniere. Da lì è cominciato l&#8217;inferno.</strong></p>
<p><img class="alignnone wp-image-113247 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/12/Revenge-porn-2.jpg" alt="" width="1280" height="790" /></p>
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<p>Non solo revenge porn ma un vero e proprio ricatto. <strong>Quello subito da una donna ora in servizio presso l&#8217;arma dei Carabinieri</strong>, soggetta alle minacce di un suo presunto collega, mai visto di persona. Non era un carabiniere quell&#8217;uomo e non erano veri quei sogni condivisi con cui l&#8217;aveva approcciata sui social. Lei, dopo essere entrata nell&#8217;Arma, ha provato a troncare<strong> quel rapporto esclusivamente online</strong>. Non ci è riuscita, non subito. I ricatti, lo stalking. Una violenza, secondo i magistrati, nonostante i due non si siano mai visti di persona.</p>
<p>La vicenda risale al periodo fra il 2012 e il 2015. <strong>E oggi è finita in Tribunale</strong>, dove vigono le accuse di violenza sessuale, stalking e violenza privata. L&#8217;accusato è un cinquantasettenne. Nessun carabiniere né un aspirante tale. Un operaio del Bresciano che, con la scusa di voler condividere l&#8217;avventura nel corpo, aveva approcciato l&#8217;allora diciannovenne sul web. Convincendola, <strong>dopo averne conquistato la fiducia</strong>, a mandargli delle foto osé.</p>
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<p><em><strong>LEGGI ANCHE >;>;>; <a href="https://www.chenews.it/2020/12/02/revenge-porn-maestra/">Revenge porn, la maestra vittima: “Io messa alla gogna”</a></strong></em></p>
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<p><em><strong>LEGGI ANCHE >;>;>; <a href="https://www.chenews.it/2020/11/28/guendalina-tavassi-revenge-porn/">Guendalina Tavassi vittima di revenge porn: haters ci vanno giù pesante</a></strong></em></p>
<h2>Revenge porn, l&#8217;incubo di una carabiniera: &#8220;Mandami le tue foto o lo dico ai tuoi superiori&#8221;</h2>
<p>Dal momento in cui la donna aveva deciso di interrompere i rapporti con quel pen-friend virtuale, era cominciato l&#8217;incubo. &#8220;<strong>Mandami tue foto dove sei nuda o dico tutto a tua madre e ai tuoi superiori</strong>&#8220;. Questo il bieco ricatto messo in atto dal falso amico. E non solo. L&#8217;uomo, nonostante le sue suppliche di lasciarla in pace, avrebbe intensificato le sue minacce, finendo per minacciarla di stampare le sue foto su un volantino e di attaccarle fuori dal comando.</p>
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<p>Solo a quel punto la ragazza, terrorizzata dalla possibilità di perdere quanto costruito, ha deciso di confidarsi con i suoi colleghi,<strong> optando per una denuncia</strong>. Ora la vicenda finisce in Tribunale a Torino con un dato non irrilevante. L&#8217;accusa di violenza sessuale nonostante fra i due non ci sia mai stato un incontro. Perché quelle minacce, quei ricatti e quell&#8217;insinuazione del sentimento della paura, sono pari a una violenza. Anche fisica, oltre che mentale.
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