Cesare Cremonini racconta il suo dramma, così ha sconfitto la schizofrenia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:03

Cesare Cremonini ha voluto mettersi a nudo, raccontando il dramma della schizofrenia e come è riuscito a tenere sotto controllo la malattia.

In una lunga intervista a Il Corriere della SeraCesare Cremonini ha ripercorso tutta la sua vita, dall’infanzia su colli di Bologna alla carriera fino al suo faccia faccia con la schizofrenia.

Il cantante ha ammesso di aver scoperto questo disturbo psichico per caso, accompagnando un suo amico dallo psicologo ha infatti sentito la necessità di avere anche lui un confronto con lo specialista.

C’erano infatti dei segnali che già da tempo lo preoccupavano, dei sintomi che non riusciva a capire e che lo facevano sentire a disagio. Solo grazie allo specialista ha compreso quello che gli stava accadendo.

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Cesare Cremonini racconta la sua schizofrenia

“La sensazione fisica di avere dentro di me una figura a me estranea” ha ricordato Cesare Cremonini sulle pagine de Il Corriere della Sera, raccontando ai fan il momento esatto in cui ha scoperto la schizofrenia

“Quasi ogni giorno, sempre più spesso, sentivo un mostro premere contro il petto, salire alla gola” ricorda poi di riuscire quasi a vederlo quel mostro, fu poi il suo psichiatra a mostrargli un immagine. La schizofrenia è emersa dopo un periodo complicato della sua vita.

Al tempo Cesare era sempre chiuso in studio, non tagliava più barba e capelli e mangiava solo pizza. Questa dieta particolare unita allo scarso movimento lo portarono a pesare quasi 100 kg. Con l’aiuto del suo psichiatra è riuscito a poco a poco a riprendere in mano la sua vita.

Ad aiutarlo nel suo cammino di accettazione e cambiamento è stato il movimento fisico: “Ho camminato per centinaia di chilometri. – ha svelato – Ho scoperto i sentieri di collina.” Proprio da questo periodo estremamente complicato è nata una delle canzoni più conosciute e amate di Cremonini: Nessuno vuole essere Robin. Il brano è un vero e proprio inno alla forza della fragilità, alla libertà di poter esprimere il proprio dolore, metabolizzarlo e superarlo.

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