<p><strong>Una tragedia immensa, intere famiglie spazzate da un&#8217;onda alta 250 metri. Zaia: «Chi ancora non capisce le conseguenze visiti il cimitero».</strong></p>
<figure id="attachment_96176" aria-describedby="caption-attachment-96176" style="width: 1270px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-96176 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/10/vajont_croci-collage.jpg" alt="" width="1280" height="880" /><figcaption id="caption-attachment-96176" class="wp-caption-text">cimitero del vajont</figcaption></figure>
<p><strong>Vajont, Longarone, Monte Toc:</strong> nomi che ai più giovani sembrano sconosciuti, puntini nelle cartine da studiare solo nelle lezioni di geografia. O in quelle di storia, se si parla di una tragedia come quella del <strong>9 ottobre 1963</strong>. <strong>Un&#8217;onda alta 250 metri</strong> ha sotterrato e cancellato un intero paese in provincia di Belluno &#8211; Longarone &#8211; e ha lasciato sott&#8217;acqua più di duemila vittime.</p>
<p>I familiari che riuscirono a scamparla hanno vissuto con un dolore mai cancellato: chiunque da quelle parti in Veneto si scopre abbia perso qualcuno nella tragedia del Vajont. E per non dimenticare, il governatore Zaia avverte: <em>«<strong>Ancora un anniversario che ci impone di ricordare come quasi duemila persone trovarono una morte orribile.</strong></em></p>
<p>Ma il presidente del Veneto va oltre, spiega quanto sia importante non dimenticare, anche alla luce di altre tragedie dovute al dissesto e alle incurie degli uomini rispetto alla natura.</p>
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<h2>9 ottobre 1963, un paese cancellato dall&#8217;acqua, Zaia: l’indispensabile sfruttamento della natura sia equilibrato</h2>
<p>57 anni fa la tragedia del Vajont, la drammatica cancellazione del vecchio paese di Longarone (BL), travolto da un’enorme onda di fango mossa dalla frana che, staccatasi dal Monte Toc, è precipitata nell’invaso della grande diga.</p>
<p><em>In un momento storico come questo</em> &#8211; aggiunge Zaia &#8211; <em>in cui sembra unanime l’esigenza di <strong>una maggiore sensibilità nel rispetto del pianeta</strong> e, per usare le stesse parole di Papa Francesco, nella cura del Creato, <strong>la tragedia del Vajont rimane un monito</strong> affinché l’indispensabile sfruttamento della natura sia sempre equilibrato, in condizioni di sostenibilità per il territorio e di sicurezza per la comunità. <strong>Chi ancora non lo capisce visiti il cimitero di Fortogna»</strong></em>.</p>
<p>Una ferita mai rimarginata, la richiesta di giustizia &#8211; mai arrivata &#8211; di un popolo come quello veneto, poco abituato a chiedere aiuto, un popolo che si è rimboccato le maniche ed è andato avanti, senza però dimenticare.</p>
<p>L’ultimo pensiero del <strong><a href="https://www.chenews.it/2020/06/09/luca-zaia-privato-news/">Presidente Zaia</a></strong> è per il volontariato: «<em>Forse per la prima volta, cinquantasette anni fa arrivarono a Longarone volontari da tutto il Veneto e anche da altre regioni. Affiancarono gli Alpini, i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine e gli altri uomini delle istituzioni in quei giorni terribili. A tutti loro va un ricordo di gratitudine come a coloro che oggi ne continuano l’impegno in quel vero esercito di solidarietà che è la Protezione Civile». </em></p>
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